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La Città di Fondi :: Leggi il Topic - La Vera Storia Di Fondi Da Un Secolo All di L. Muccitelli
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La Vera Storia Di Fondi Da Un Secolo All di L. Muccitelli

 
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Autore Messaggio
beny
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MessaggioInviato: Lun Ott 03, 2011 3:20 pm    Oggetto: La Vera Storia Di Fondi Da Un Secolo All di L. Muccitelli Rispondi citando

LA VERA STORIA DI FONDI DA UN SECOLO ALL’ALTRO
Eventi Politici Economia Costumi Tradizioni Cultura




LA VERA STORIA DI FONDI DA UN SECOLO ALL’ALTRO
Eventi Politici Economia Costumi Tradizioni Cultura

Non occorre riandare ai secoli più tribolati nella Storia di Fondi, cioè oltre il 1800, quando ancora il suo territorio era ai confini dell'impero romano, poi dominato dalle famiglie potenti dell’alta Ciociaria, dalla monarchia borbonica in combutta con il Vaticano, allorché era considerato possedimento di antica e produzione di cereali, legumi ed ortofrutticoli che facevano gola per approvvigionarsi abbondantemente. Pero, prima bisogna accennare che nei secoli 1300-1500, iniziando il vassallaggio all’impero spagnolo, con l’amministrazione della famiglia dei Conti Caetani furono realizzati il Palazzo Baronale collegato al Castello fortezza, incluso le ristrutturazioni delle chiese di San Pietro, Santa Maria, eccetera, entro la cinta muraria che chiudeva le case sconnesse della sparuta popolazione, mentre furono costruiti il Convento di San Francesco a sud e la chiesa di San Bartolomeo a nord, fuori le mura, e c’erano il Monastero di San Magno e una serie di cappelle sparse in tutte le contrade. Così, grosso modo, senza voler rifarsi al censimento del 1690, ossia, “L’Apprezzo dello Stato di Fondi”, già elaborato e pubblicato nel libro “Il Tempio della Terra” delle Edizioni Lo Spazio.

Nel 1400, con l’arrivo del Conte Prospero Colonna aiutato dal re Ferdinando II nell’usurpare il patrimonio al Conte Onorato III Caetani, nativo di Fondi e legittimo erede, avvenne la decantata vicenda della quattordicenne ragazza lombarda Giulia Gonzaga che sposò per procura il cinquantenne Vespasiano Colonna e subito ne rimase vedova al centro di un potere dilaniato da aspre lotte di famiglie , in quanto il territorio di Fondi faceva gola a tanti, soprattutto al Papa Clemente VII che voleva annetterlo al Vaticano per restringere il Regno di Napoli, anzi, se si fosse realizzato il matrimonio del nipote Ippolito del Medici con Isabella Colonna, come dal contratto sottoscritto da Vespasiano Colonna, addirittura si sarebbe allargato il Granducato di Toscana, anche con l’annessione del Ducato di Sabbioneta. Ma questi sono capitoli già trattati ampiamente. C’è solo da rilevare il falso convincimento di molti storiografi nazionali che hanno decantato le virtù e la sfarzosa vita della giovane Contessa Giulia Gonzaga, senza mai produrre documenti, specie da parte dei locali che la descrivono al centro di una vita letteraria alla Corte di Fondi. In realtà, allora la poveretta era assillata dalle lotte interne di potere, soprattutto aveva contro la figliastra Isabella Colonna che le intentò causa al Tribunale di Napoli reclamando l’eredità paterna e i titoli. Mentre, il territorio di Fondi era invaso dalla malaria e nei pochi nuclei familiari sottoposti a schiavitù e privazioni, ogni giorno si registravano morti, soprattutto tra i bambini. Insomma, una vita di stenti, di paura, per le continue scorribande delle soldataglie che ogni giorno commettevano razzie e altre nefandezze.

Lo stesso Vespasiano Gonzaga, figlio di Isabella Colonna e Luigi Gonzaga, fratello di Giulia, il quale nacque a Fondi nel 1531, quale unico erede del patrimonio e dei titoli, una volta diventato un uomo d’armi e Grande di Spagna, se ne andò a Sabbioneta, nella terra lombarda lasciatagli dai nonni, dove realizzò il suo ducato colmo di palazzi e tesori d’arte. A Fondi, però, non lasciò niente nel suo pur luminoso cammino storico. E ogni volta che scriveva al re Filippo II di Spagna, suo parente e compagno d’armi, solleva ripetere: “la mia fattoria vicino Napoli”, così definiva la Contea di Fondi. Anche questi documenti sono stati pubblicati e figurano in molte biblioteche italiane, spagnole e latinoamericane. Basta così, chi vuol intendere intenda.

Saltiamo i secoli del vassallaggio all’impero spagnolo, alla monarchia borbonica, alla Guerra del Risorgimento Italiano, giungiamo alla fine del 1800 quando, con una stretta di mano, Giuseppe Garibaldi consegnò tutto alla monarchia sabauda. Quindi, i proprietari terrieri, piccoli e medi, che erano succeduti al feudalesimo borbonico, costituirono le prime cooperative, nella volontà di realizzare un'oculata e produttivo lavoro ben amministrato, rifacendosi alle antiche esperienze, al fine di ottenere una vera ricchezza propria destinata a incentivare l’agricoltura e la creatività cittadina, per un riscatto sociale e della dignità propria dei fondani.

Negli ultimi anni del 1800, dopo aver discusso sulla necessità di costituire delle cooperative per unire le forze e sviluppare una concreta azione, furono fondate la Società Operaia e la Società di Mutuo Soccorso che venne eretta a Ente Morale nel dicembre del 1897 dal Tribunale di Cassino. Nel frattempo, nel 1891, nacque quella più importante che ha sfidato i secoli contribuendo fino ad oggi alla notevole crescita economica e del lavoro, cioè la Banca Popolare Cooperativa di Fondi, da parte di un gruppo di lungimiranti concittadini, al secolo: Don Massimiliano D’Ettorre, i fratelli Gaetano e Onoratino Nardone, l’avv. Guido Conti, il signor Giustino Panico, il dott. Luigi Conti, l’avv. Guido Sotis e il signor Vincenzo Conti. L’istituzione della Banca poté contare sull’apporto di 100 azioni di 25 Lire (!?) cadauna della Società di Mutuo Soccorso. Più tardi, negli anni 1920, dalla stessa Banca fu appoggiata l’iniziativa di realizzare un’industria conserviera, denominata S.I.C.A.F. (Società Industria Conserve Alimentari Fondi), in vista anche della Bonifica del Territorio Pontino e la nascita della nuova Provincia di Littoria, oggi Latina. E ci fu un grande esito in quanto i prodotti di Fondi si affermarono per qualità genuina. E se non fosse stato per la distruzione bellica, oggi la S.I.C.A.F. sarebbe un importantissimo bastione accanto al M.O.F. (Mercato Ortofrutticolo di Fondi) che dovrebbe oggi decidersi per la realizzazione di una moderna industria conserviera dei prodotti ortofrutticoli che finiscono a tonnellate nei rifiuti con enormi perdite.

E arriviamo agli anni 1930, quando venne asfaltata l’Appia e costruito l’Edifico Scolastico per aprire ,finalmente, l’istruzione a tutta la popolazione, fino ad allora preclusa, riservata ai pochi figli delle famiglie benestanti. Mentre, i figli dei poveri, pur intelligenti e di spiccato talento, erano costretti a rinunciare alla scuola, usati come garzoni di botteghe e braccianti agricoli, salvo qualcuno più fortunato che arrivava alla “terza elementare”. L’analfabetismo era dilagante, mentre qualcuno che sapeva leggiucchiare qualche giornale, era definito: “l’uomo che sa di penna”. Sopra di essi c’erano gli insegnanti che si definivano “missionari”, mentre qualcuno che pubblicava scritti extra scolastici si considerava un genio letterario esclusivo e non accettava che altri osassero intralciare il proprio alto cammino. E sempre in quegli anni 1930, un gruppetto di figli di proprietari, bottegai e impiegati parastatali, collocati a Roma per addottorarsi, cosa che non hanno mai fatto e tenuto nascosto, salvo qualcuno, i quali accentravano su di loro l’invidia generale e l’acceso odio degli esclusi e di quanti avevano più vicini, per cui disprezzavano il proprio paese con la puzza sotto il naso. Asserivano che era un paese di contadini e nessuno poteva capire il loro genio. Si rifiutavano di scendere dal trono creatosi nella fantasia che, dicevano, avevano conquistato per grandi meriti, rifiutandosi, però, di dare un proprio semplice contributo alla crescita civile della propria dileggiata città. Non avrebbero mai immaginato che dopo tanto rancore, rifiuti e maldicenze, i propri concittadini avrebbero fatto ammenda e li osannassero, dedicando loro piazze e vie, dotte celebrazioni che ne accrescono i meriti unici destinati ai padri della patria per cui, purtroppo, non possono esibire testimonianze ad esempio, in presenza di dotte personalità ospiti, affinché la cittadinanza ne tragga insegnamento. E intorno ad essi c’è un vuoto assoluto: il mondo si è fermato al secolo diciannovesimo, denso d'ignoranza e di superbia. E alcuni ancora insistono, non riescono a rendersi conto che siamo nel terzo millennio, in un secolo senza veli aperto alla vera intelligenza creativa, in cui cadono tutte le barriere e i falsi semidei, gli arroganti che non hanno mai contribuito a risolvere i problemi altrui e nemmeno i loro, ormai sepolti molto al di sotto della cenere del mondo. “Così è, se vi pare!
Luigi Muccitelli

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