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Sant'Angelo del Pesclo

 
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beny
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MessaggioInviato: Gio Ott 12, 2017 8:05 am    Oggetto: Sant'Angelo del Pesclo Rispondi citando

Sant'Angelo del Pesclo
Scoperta la storia di questo antico gruppo monastico


Queste ricerche e articoli sono il frutto del lavoro di Albino Cece che, su degli spunti iniziali dell'arch. Pasquale Lopetrone della sovraintendenza dei beni archeologici della Calabria, e con l'ausilio del geometra Antonio Masella di Itri per i sopralluoghi, riesce ad identificare il sito di San'Angelo del Pesclo e a svelarne, grazie al suo intuito e le sue inesauribile fonti, l'interessante storia.
Non ricordo come Albino venne alla mia attenzione ma ricordo la mia telefonata dall'Australia per invitarlo a collaborare sul sito da poco creato da me e Antonio Marzano www.laportella-net
La nostra fu molto più che semplice collaborazione o anche amicizia. Ci univa un'alta stima e fiducia reciproca.
Fu con molto dolore e sorpresa che ci colse la notizia, della sua prematura scoparsa avvenuta il primo maggio del 2008.
Albino era stato una colonna portante del nostro sito e associazione culturale.
Riporto le parole di Cordoglio del comune amico Pino Pecchia.
http://www.visitaitri.it/lettera_ad_un_amico_albino_cece.htm

Di recente ho accolto l'invito di Beniamino Feula del sito www.lacittadifondi.it che ringrazio di cuore, di riproporre quei percorsi letterari e storici del vecchio sito ora chiuso. Mi premeva che l'importante lavoro di Albino, non finisse nel dimenticatoio.

Fernando Seconnino
Le foto del sito sono di Antonio Masella di Itri
**********************


Premessa di Albino Cece
Una scheda stringata, ma ricca di fonti originali e riferimenti bibliografici, ci presenta il monaco cassinese Mariano dell'Omo(1) sul dimenticato luogo sacro montano di Fondi denominato S. Angelo del Pesclo (S. Angelo. B. Angeli Michaelis, S. Angeli, S. Arcangelu), una chiesa e monastero situato "a nord-ovest di S. Magno di Fondi (IGM F. 159 II SE).
La chiesa con il monastero di S. Angelo è indicata in una concessione di terre dell'anno 979, fatta da Marino e Giovanni, consoli di Fondi e Gaeta, al monastero di S. Magno, del quale essa appare come una dipendenza(2). Il monastero "qui vocatur sanctu Archangelu" è inoltre compreso tra i beni donati da Littefrida duca di Fondi all'abbazia cassinese nel 1072-73(3). I ruderi della chiesa localizzata sulla montagna di S. Angelo del Peschio(4) sembrano appartenere al nostro monastero, più specificamente a quell'insediamento monastico chiamato "S. Angeli de Pesclo" - finora per quanto mi consta non localizzato - , il quale fu unito il 15 giugno 1234 da papa Gregorio IX a quello florense di S. Maria della Gloria presso Anagni. Nella stessa data infatti il pontefice raccomandava ad un ignoto vescovo di Fondi di permettere l'introduzione dell'osservanza florense in quel monastero".
Di Sant'Angelo del Pesclo, quindi, si era perduta la localizzazione anche per il monaco cassinese Dell'Omo.
La localizzazione di questo edificio chiesastico si deve oggi al sito Internet www.laportella.net, gestito dai fondani Fernando Seconnino (residente in Australia) ed Antonio Marzano, che sullo stimolo dell'arch. Pasquale Lopetrone da S. Giovanni in Fiore della Soprintendenza B.A.P. per la Calabria, si avvalevano delle ricerche archivistiche dello scrivente coadiuvato, per la fotografia e le ricerche sul campo, dall'itrano Antonio Masella.
Sono così balzati prepotentemente alla ribalta i resti, peraltro ancora recuperabili, di questo antico insediamento monastico, chiesa e monastero, situato nel territorio montano di Fondi, ad una mezz'ora di marcia a piedi al disopra della Valle dei Martiri.
Finora nessun storico locale, a quanto ci risulta, ha mai portato alla luce la dipendenza di questo sito monastico dall'Ordine Florense, fondato da Gioacchino da Fiore, anche se solo il Dell'Omo ne ha certificato la dipendenza dall'Abbazia della Gloria di Anagni. 

1 MARIANO DELL'OMO, Insediamenti monastici a Gaeta e nell'attuale diocesi, Montecassino, 1995, pp. 57-58.
2 Cf. CDC I, n. 74, p. 137; LECCISOTTI, Regesti, II, p. 75, n. 43. Nella formula protocollare di indirizzo si legge infatti: "Deo propiziante rectoribus hac dispensatoribus beati venerandique cenovii Sancti Magni quam et beati Angeli Michaelis Iohannes venerabilis abbas ciusque posteris successoribus".
3 Cf. CDC II, n. 248, p. 115: "in terra Fundana, idest de ipsa suprascripta civitate que dicitur Fundi et da Aquaviba castello et de castello de Valledecursa et da castello de Ambrise et de ipso castello de Pastina et de ipso castello qui dicitur Ynola et de ipso castello de Campu de Melle et de ipso castello qui dicitur Vetera et de ipsa Piscara".
4 Cf. SVTFD (sta per: Sacra Visitatio totius Fundanae Dioecesis ab Ill.mo et R.mo Episcopo Joanne Bap.ta Comparini peracta, anno 1599, a cura di Dario Lo Sordo, Carlo Macaro, Giovanni Pesiri, Parte I e II, Prefazione di Luigi Mancini, Caramanica, Marina di Minturno 1983) , I, p. 290 nota 103; l'editore di questa parte della Visita pastorale della diocesi di Fondi risalente al 1599 (Lo Sordo), nel localizzare i resti della chiesa si limita ad identificarla con quella della donazione datata il 979.
**********************





Ultima modifica di beny il Ven Ott 13, 2017 12:42 pm, modificato 6 volte in totale
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MessaggioInviato: Gio Ott 12, 2017 8:09 am    Oggetto: Genesi di una scoperta Rispondi citando

Genesi di una scoperta
di Albino Cece

Il 28 aprile 2006, l'arch. Pasquale Lopetrone scriveva una e-mail a Fernando Seconnino che la girava allo scrivente: "Oggetto: S. Angelo di Pesclo - S. Maria di Tre Ponti.
Sto cercando notizie riguardo la localizzazione della chiesa titolata S. Angelo di Pesclo, che dovrebbe o dovevasi trovare nel territorio di Fondi.
Detta chiesa, insieme a S. Maria di Tre Ponti o Treponti, dipendevano dall'abbazia della Gloria di Anagni fondata da Gregorio IX e concessa ai Florensi di S. Giovanni in Fiore (CS), seguaci di Gioacchino da Fiore.
Le sono molto grato se lei mi fornisse qualche notizia in merito a detti argomenti, riguardo l'eventuale localizzazione delle due chiese, che devo pubblicare nell'atlante delle fondazioni florensi. Cordialmente. Pasquale Arch. Lopetrone".

Lo stesso giorno, colla solita posta elettronica, ad una richiesta di maggiori dettagli il Lopetrone scriveva: " "Caro Fernando, io mi riferisco proprio a Fondi (LT). Io sono stato incaricato a compilare "l'Atlante delle fondazioni florensi d'Europa" dal Comitato Nazionale per l'VIII Centenario della Morte di Gioacchino da Fiore. 
Questo volume, che comprende una ottantina di filiazioni, sparse per lo più in Italia, ma anche in Inghilterra e in Irlanda, dovrà documentare anche le filiazioni del Lazio Meridionale che facevano capo a due importanti monasteri, il primo dei quali si chiama S. Maria della Gloria in Anagni; tra le dipendenze di questo monastero figura la chiesa di S. Angelo di Pesclo (in Diocesi di Fondi) e la chiesa di S. Maria di Treponti.
Riguardo S. Angelo dovrebbe ricadere nell'antica diocesi di Fondi, ma io non conosco l'estensione di questa antica diocesi, visto che ora è accorpata o appartiene alla diocesi di Gaeta.
Riguardo S. Maria di Treponti non sono sicuro se il luogo coincide con i Tre Ponti di Fondi o con "Tortreponti" prossimo a Latina.
E' certo che le due chiese ricadevano nella cosiddetta "Marittima" del Lazio, ma non so quanta parte del territorio antico di Fondi ricadesse nella cosiddetta "Marittima".
Il secondo si chiama S. Angelo di Monte Mirteto presso Norma (LT): le dipendenze di questo secondo monastero sono tutte ubicate tra Cori (LT), Norma (LT), Ninfa (LT), Sermoneta (LT) e Latina e sono state individuate con puntualità.
Le uniche chiese ancora da individuare sono: S. Angelo de Pesclo e S. Maria di Treponti.
Questo è quanto posso dire in breve.
Saluti. Pasquale Lopetrone di S. Giovanni in Fiore (CS) - la città dell'Abate Gioacchino da Fiore, citato da Dante nel Paradiso: "e lucemi da lato, / il calabrese abate Gioacchino, / di spirito profetico dotato".

In effetti il nome citato dal Lopetrone non si riferiva a nessun luogo fondano conosciuto per cui il 29 aprile scrissi a Fernando (che costituiva il tramite con l'architetto): "Carissimo Fernando, ho cercato di sciogliere il nome di Pesclo in Peschi o Pescolle per cui potremmo avere la seguente disponibilità. Ma di "Pesclo" proprio non riesco a trovare tracce. Bisognerebbe vedere il documento originale dal quale l'arch. Lopetrone ha tratto la notizia per poter considerare se "peschi" (rupe) e derivati sono termini riportati in modo omogeneo oppure no. 
Santo Angelo del Peschio
Il "Sant'Angelo di Pesclo" potrebbe essere quello di Sant'Angelo di Pescolle o del Peschio di cui si ha memoria per le sue proprietà nell'odierno Monte San Biagio confinante con Fondi (LT). Tuttora esiste un Monte Sant'Arcangelo.
Trovo segnato nelle ricerche da me fatte per uno studio sulla toponomastica aurunca, ancora inedita, i seguenti riferimenti che riguardano appunto le proprietà di S. Angelo del Peschio. Se lo scioglimento è esatto, possiamo continuare la ricerca in qualche modo.
Pescolle
Il toponimo deriva da pesco, peschio, pesclum dei documenti medievali (CDC, e C.D.Cav. passim; anche pessulum in Ducange), col significato di pietra, sasso; vocabolo largamente diffuso nella toponomastica italiana anche in nomi di comuni (Pescolanciano, Pescopagano, ecc.). Si trasforma in cesco, ciesco nella regione del basso Garigliano (Minturno, Castelforte, Spigno, Maranola, Sessa, Carinola). 
Il termine pesco è attestato nell'onomastica moderna della Marsica e in quella dell'Italia centro-meridionale. Ricorda la parola osca pestlum e umbra persclo, pesco e significa "sacrificio, cerimonia sacra". Ma, per estensione, anche, "rupe", perché proprio sulle alture rupestri i pagani facevano sacrificio agli dei.
Monte San Biagio:
Peschio: La Montagna di S. Angelo del Peschio e Vallemegna: "sino alle radici della Vecchia di moggia approssimative 406 con querce e macchie, suscettibile di solo pascolo".

Il 1 maggio 2006 l'arch. Lopetrone scriveva: "Gentilissimo Fernando, innanzitutto ti ringrazio per quello che stai facendo tu e i tuoi amici. Credo che siamo sulla buona strada. 
Pertanto introduco nuovi elementi a chiarimento rispetto a quanto reso prima: In una Bolla del Pontefice Gregorio IX, rilasciata a Rieti il 17 Giugno 1234 sta scritto che il Papa incarica il Vescovo di Fondi (LT) di riformare il monastero di S. Angelo di Pesco secondo l'ordine florense.
Detto richiamo documentale è inserito in: P. Francesco Russo, Regesto Vaticano per la Calabria, n. 772. P. Francesco Russo riassume il documento, non restituendolo per intero ecco le difficoltà. 
Tuttavia devo riconoscere che l'amico Albino Cece, restituisce nella frase sotto riportata in blu, una indicazione estremamente significativa:
Monte San Biagio:
Peschio: La Montagna di S. Angelo del Peschio e Vallemegna: "sino alle radici della Vecchia di moggia approssimative 406 con querce e macchie, suscettibile di solo pascolo".
Penso che i luoghi contenuti in questa frase "S. Angelo" e "Vecchia" sono proprio quelli visibili nella cartina allegata, da cui si evidenzia altresì, sulla cima di S. Angelo un rudere di una chiesa o monastero. Il rudere nella simbologia geografica è indicato con quattro puntini, posti ai vertici di un ideale quadratino, la chiesa con la croce. Nella cartina si vedono i quattro puntini con la croce.
Ho poi messo in parallelo la cartina con una foto aerea e, con sorpresa, ho scoperto che sul monte S. Angelo vi sono ancora molti ruderi, imponenti e importanti.
Ora chiederei ad Albino Cece da dove ha attinto quella frase significativa, che ritengo risolutiva del problema, in quanto il titolo della chiesa/monastero non è univoco: alcuni scrivono S. Angelo di Pesclo, altri S. Angelo di Pesco, ora anche S. Angelo di Peschio che, in definitiva, io ritengo sia la stessa fondazione religiosa chiamata in tre modi diversi.
A Fernando Seconnino voglio infine segnalare che dalla cartina sembra che i ruderi di S. Angelo ricadono ancora sul territorio di Fondi, sebbene il limite del comune di Monte S. Biagio passa al suo fianco.
Su questo dato, altresì importante, credo voi potete approfondire presso qualche vostro amico o magari al comune di Fondi. 
Per me questa è una scoperta, penso lo sia anche per voi. Grazie di tutto e stiamo in contatto".

La frase che aveva fatto scattare la localizzazione di Sant'Angelo del Pesclo era stata da me tratta dal volume: DARIO LO SORDO, Pel comune di Monte San Biagio contro il sig. Francesco Lazzaro, Banca Popolare di Fondi, Confrontographic, Fondi, 1991, pag. 10.

Nel frattempo mi ero ricordato del volume curato dal monaco Dell'Omo ed edito da Montecassino.
Scattava quindi l'intervento ricognitivo e fotografico del buon "camminatore e fotografo" Antonio Masella di Itri, particolarmente attivo in questo settore di ricerche e già impegnato alla localizzazione di importanti siti montani nel contermine territorio di Itri.
L'arch. Lopetrone aveva la possibilità di redigere una scheda precisa dell'edificio chiesastico fondano completa di fotografie a colori all'attualità.

La storia non finisce qui perché dobbiamo conoscere qualche notizia sull'Ordine monastico fondato da Gioacchino da Fiore e sulla Badia della Gloria di Anagni per giungere, infine a mettere in risalto la grande importanza rivestita attualmente dai resti di questo monastero florense.


Ultima modifica di beny il Gio Ott 12, 2017 10:21 pm, modificato 2 volte in totale
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MessaggioInviato: Gio Ott 12, 2017 8:17 am    Oggetto: Fondazione di Sant'Angelo Rispondi citando

Fondazione di Sant'Angelo

Scrive Gregorio Penco (1 )O. S. B.: "Lungo tutto il secolo XII le fondazioni si accrebbero in misura imprevedibile: alcuni monasteri contavano diverse centinaia di monaci. San Bernardo, da solo, fondò o riformò sessantasei monasteri. La straordinaria fecondità della corrente cistercense, oltre che nell'attività agricola, ebbe modo di esplicarsi specialmente nel campo della spiritualità, in cui all'elemento oggettivo della precedente tradizione benedettina si aggiungeva una più attenta considerazione degli aspetti soggettivi, dei riecheggiamenti interiori, delle vibrazioni dell'anima di fronte ai misteri della fede. Alla corrente di Cîteaux (Cistercense) appartiene anche la singolare figura di Gioacchino da Fiore († 1202), che diede vita alla congregazione cistercense "florense". La sua importanza storico-dottrinale consiste nell'aver dato voce a quelle attese escatologiche che erano diffuse nella società contemporanea, sostenendo che dopo l'età del Padre e quella del Figlio, il processo della storia avrebbe condotto all'avvento dell'età dello Spirito Santo, l'età dei monaci e dei contemplativi".
Sant'Angelo del Pesclo di Fondi, quindi, il 17 Giugno 1234, data della Bolla rilasciata a Rieti con la quale il Pontefice Gregorio IX incarica il Vescovo di Fondi di riformare il monastero di S. Angelo di Pesco secondo l'ordine florense, era già, forse in parte, un luogo sacro attivo.
Data la particolarità del luogo, esso non poteva che essere una dipendenza della più importante abbazia di San Magno e, secondo la considerazione di Mario Forte, doveva essere stato fondato in epoca longobarda. 
Con molta probabilità il sito non rivestiva più un interesse prevalente per l'abate di San Magno e questo l'Ordine Florense avrebbe potuto saperlo per la frequentazione della vicina abbazia di Fossanova.
Il monastero fondano veniva quindi affiliato al maggior centro florense di Anagni della Badia di S. Maria della Gloria.
Ci è difficile, se non impossibile oggi, seguire le vicende di Sant'Angelo del Pesclo fino all'epoca del suo progressivo abbandono che riteniamo sia incominciato in concomitanza con la chiusura della badia anagnina della Gloria avvenuta nel 1447.
Il percorso temporale del monastero di sant'Angelo del Peschio può essere individuato nelle date seguenti:
1. fondazione in epoca longobarda;
2. associazione all'abbazia di San Magno di Fondi almeno fino all'anno 979;
3. successivo periodo di decadenza;
4. ripristino del luogo monastico a cura dell'ordine Florense dal 1234;
5. abbandono definitivo del sito monastico forse nel 1447 con la chiusura della Badia della Gloria di Anagni dalla quale dipendeva il monastero fondano.
Dal punto di vista religioso, la presenza dei monaci gioachimiti a Fondi, avrà certamente contribuito alla diffusione nella città delle dottrine "pre-riformatrici" predicate da Gioacchino da Fiore e poi, in parte, condannate dalla chiesa romana.
L'autore si domanda se questo fatto nuovo nella storia fondana non possa in qualche modo aver influito, in tempi successivi, anche sul comportamento della signora della città, Giulia Gonzaga.

1 Gli ordini religiosi, Nardini Editore; riportato in: http://www.ora-et-labora.net/penco2.html


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MessaggioInviato: Gio Ott 12, 2017 8:29 am    Oggetto: Badia della Gloria di Anagni Rispondi citando

Badia della Gloria di Anagni

La storia della Badia della Gloria, la cui fondazione risale ad un anno imprecisato all'alba del XIII secolo, si racchiude in un breve arco temporale rispetto ad altre istituzioni della zona che hanno avuto vita plurisecolare e però, come tanti altri enti simili, ha avuto lo stesso destino: fiorita e decaduta in un solo secolo. 
Santa Maria della Gloria, detta usualmente Badia, è una delle abbazie fortificate che esistono nel territorio comunale di Anagni. 
Il grandioso ed affascinante complesso, impiegato in principio come residenza dell'ordine monastico dei Florensi, è poi divenuto azienda agricola. Negli ultimi anni, dopo accurato restauro, è stata sede di alcune delle più belle rappresentazioni del Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale(1).
Scrive Franco Mercuri: "...Del resto i florensi avevano fondato la badia di Santa Maria della Gloria presso Anagni, favoriti dal papa anagnino Gregorio IX (1227-1241) che, nel 1232, aveva emesso una Bolla in favore dell'erezione di questa nuova badia. 
L'affresco della Trinità, come pure quelli dell'intera parete occidentale, furono quindi eseguiti con molta probabilità nella prima metà del XII secolo.
Sulla parete ha lavorato, come afferma la D'Aprile, un'unica maestranza (i Pittori di Vallepietra, sec. XI-XII), ma nel suo ambito si individuano tre differenti mani che eseguirono rispettivamente la Trinità, le scene evangeliche e il lavoro dei mesi(2).
I Cistercensi ritengono che la Badia di Santa Maria della Gloria sia stata fondata in Anagni (Fr) dal proprio ordine monastico nel 1226 e che essa venne chiusa nel 1477(3.)
Nell'anno accademico 2000/2001, presso la facoltà di architettura dell'Università Roma Tre, si è laureata la dott. Paola Evangelisti discutendo la tesi "La Badia della Gloria in Anagni", relatore il prof. C. Baggio.
La Regione Lazio, nell'ambito dei finanziamenti previsti dal DOCUP-Obiettivo 2 per gli anni 2000-2006, Asse III - Valorizzazione dei sistemi locali, ha accettato la richiesta del comune di Anagni relativa al completamento del recupero della Badia della Gloria con un investimento pari a € 4.179.056,00.
Il quotidiano "Il Tempo" di Roma, in data 31 gennaio 2004, riportava la notizia del finanziamento del primo stralcio dei lavori alla Badia per la somma di € 1.333.000,00. Successivamente è stato approvato anche il protocollo d'intesa con i Beni Culturali del Lazio con il principale obiettivo della conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico e degli edifici di particolare valore storico o artistico presenti sul territorio regionale, anche al fine di promuovere l'offerta turistica. 
L'arch. Pasquale Lopetrone ci ha comunicato le dipendenze monastiche della Badia della Gloria di Anagni nel Lazio Meridionale e da esso individuate nel corso degli studi per la preparazione dell'Atlante delle fondazioni florensi d'Europa. Soltanto nel Lazio Meridionale (lo ripetiamo) esse sono: chiese di S. Martino (Anagni-FR), S. Angelo di Pesclo ( Fondi-LT), S. Maria di Treponti (Latina), S. Giovanni di Curiano (loc. Curiano di Fiuggi-LT), S. Giovanni di Piedimonte (Sermoneta- LT?); grangia Arenzano (loc. Torre Arenzano di Anagni), grangia Villa Urbana (loc. Gloria Anagni), Vico Moricino (loc. Vico di Anagni-FR), Grancia Gricciano (loc. Gricciano di Anagni), Castello Porciano (loc. Porciano Ferentino-FR), Castro Acquapuzza (Sermoneta-LT), grangia di Doga o Droga (loc. Ninfa-LT), Lacus Sanationis (? - LT), Altura S. Cecilia (Sezze -LT), Frasseto (? - LT), Poliniano (? -LT o FR).
Come si vede, la Badia della Gloria di Anagni possedeva numerose dipendenze monastiche che conferivano una grande visibilità all'Ordine Florense nel territorio del Lazio Meridionale. 
Ma altre e pur numerose filiazioni monastiche ubicate in altri luoghi d'Italia ed all'estero (Inghilterra, Galles e Irlanda) dipendevano da essa conferendo al monastero anagnino una importanza europea che non poteva mancare di riflettersi anche sul monastero di Fondi.
L'esistenza rupestre del monastero di San Michele in ambiente fondano pone anche qualche problema nell'interpretazione della vita di Giulia Gonzaga il cui destino si compie proprio a causa della sua adesione, finora poco evidenziata, ai successivi movimenti riformatori della chiesa romana che traevano ispirazione anche dai gioachimiti; l'azione pastorale di questi monaci florensi a Fondi non poteva certo esser rimasta del tutto vana.
 
1 La Badia della Gloria, Collana Monumenti di Anagni, Istituto di Storia del Lazio Meridionale.
2 Franco Mercuri, La Trinità di Vallepietra.


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MessaggioInviato: Gio Ott 12, 2017 8:34 am    Oggetto: Breve cronologia della vita di Gioacchino da Fiore Rispondi citando

Breve cronologia della vita di Gioacchino da Fiore

Da questa Cronologia è evidente il personale legame che sorge tra il territorio meridionale delle attuali province di Frosinone e Latina con il monaco Gioacchino.

1135 circa. 
Gioacchino nasce a Celico (Cosenza) da Mauro, notaio, e da Gemma.

1155 circa. 
Dopo gli studi di base nella vicina Cosenza, è introdotto dal padre nei Tribunali di Cosenza come curiale e nella corte del giustiziere di Calabria come notaio.

1166-1167 
Lavora nella cancelleria regia di Palermo al servizio di Stefano di Perche e poi viaggia al seguito dei grandi notai del Regno Pellegrino e Santoro.

1168 circa. 
Parte per la Terra Santa e visita Gerusalemme.

Anni '70 
Torna in Italia e dimora in una grotta sull'Etna, nei pressi di un monastero greco. Passato in Calabria, si reca nella valle del Crati, presso Cosenza, e si ferma in un luogo detto Guarassano. Trascorre un periodo nei pressi del monastero cistercense della Sambucina di Luzzi. Si sposta quindi in un'altra parte della valle rivolta ad oriente, sulle colline di Rende. Qui predica per un anno. Si reca dal vescovo di Catanzaro per ricevere gli Ordini minori. Durante il viaggio passa per il monastero di Corazzo. Raggiunge Rende e quindi ritorna a Corazzo, dove assume l'abito monastico. Non molto tempo dopo diviene priore e, quando l'abate Colombano rinuncia alla carica, i monaci lo eleggono abate. 

1177 
E' attestato per la prima volta come abate di Corazzo. 
Persegue l'incardinamento del suo monastero nell'ordine cistercense. 
Si rivolge per questo al monastero della Sambucina, ma la richiesta di affiliazione viene rifiutata a causa della povertà del monastero di Corazzo. 

1182-1183 
Si reca all'abbazia cistercense di Casamari, dove trascorre circa un anno e mezzo. Riceve anche qui una risposta negativa alla richiesta di affiliazione di Corazzo, sebbene venga accolto con affetto e stima dall'abate Gerardo. 
Luca di Casamari, allora suo scrivano, poi Abate di Sambucina e Arcivescovo di Cosenza, afferma che dettava e correggeva contemporaneamente il libro dell'Apocalisse, il libro della Concordia e il primo libro del Salterio, con l'aiuto di altri due scrivani portati da Corazzo: Giovanni e Nicola. 

1184 
Interpreta a Veroli, dinanzi alla curia di Papa Lucio III, una oscura profezia ritrovata tra le carte del defunto cardinale Matteo d'Angers. 
Il pontefice lo esorta a scrivere le sue opere, come è testimoniato da Luca e dallo stesso Gioacchino.

1188 
Si reca a Roma e ottiene che l'abbazia di Corazzo venga affiliata all'abbazia di Fossanova. Papa Clemente III lo proscioglie dai suoi doveri di abate e gli indirizza l'esortazione a completare e rivedere i suoi scritti e a sottoporli al giudizio della Santa Sede. 
Torna a Pietralata, da lui ribattezzata Petra Olei, dove comincia ad accogliere i primi discepoli. E' con lui il monaco cistercense di Fossanova Raniero da Ponza, in seguito molto legato a papa Innocenzo III e al cardinale Ugolino da Ostia, futuro papa Gregorio IX. Luca di Casamari trascorre con lui a Pietralata una intera quaresima. Nell'autunno sale sui monti della Sila, e sceglie un luogo adiacente al fiume Arvo, cui egli stesso dà il nome simbolico di Fiore (oggi "Jure Vetere"), quasi per indicare una nuova Nazaret. Nell'inverno torna a Petra Olei. Intanto a Fiore viene costruito il primo alloggio. 

1190-1191 
Si reca dal re e gli chiede di lasciare indisturbati lui ed i suoi monaci. Con privilegio regio, Tancredi gli concede il possesso di alcune terre demaniali circostanti al nuovo insediamento monastico. 

1192 
Il capitolo generale dei cistercensi ingiunge all'abate Gioacchino e al monaco Raniero di presentarsi entro la festa di S. Giovanni Battista.

1196 
Papa Celestino III, il 25 agosto, approva le costituzioni del nuovo Ordine Florense.

1198 
Dopo la morte di Enrico VI, va a Palermo dall'imperatrice Costanza per chiedere la conferma delle donazioni avute dal marito. Papa Innocenzo III (30 agosto -1 settembre) lo incarica di predicare la crociata per la liberazione della Terra Santa insieme a Luca di Casamari, divenuto nel frattempo abate della Sambucina.

1202 
Si ammala e muore il 30 marzo 1202 a San Martino di Canale.

Tratta da:http://www.centrostudigioachimiti.it/Gioacchino/GF_vita.asp


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MessaggioInviato: Gio Ott 12, 2017 8:38 am    Oggetto: La situazione attuale Rispondi citando

La situazione attuale (1)

La situazione archeologica che oggi ci restituisce il sito montano è di particolare interesse per lo studio stesso delle attività florensi essendosi cristallizzato al momento dell'abbandono proprio per l'assenza di strade rotabili per raggiungerlo.

I resti della chiesa di S. Angelo del Pesclo si possono raggiungere partendo dalla strada che da Fondi - S. Magno porta alla chiesa della Madonna della Rocca su Monte Arcano; da un tornante di detta strada si apre un sentiero che, dopo poco più di mezz'ora di marcia a piedi, consente di raggiungere la cima di un monticello costituito da un unicum di roccia.
Per altra stradina meno agevole e più tortuosa e lunga si può raggiungere il sito partendo da Vallecorsa (Fr).
Su almeno due livelli si riconoscono la chiesa e le opere annesse e le cui opere murarie in origine erano sicuramente aggrappate alla parte di roccia sovrastante.
La sua posizione domina la valle di Fondi ma la facciata è rivolta verso il retroterra anziché verso il Tirreno; poco al di sotto dei resti si estende la cosiddetta Valle dei Martiri di Fondi nota per il martirio di qualche migliaio di cristiani sotto l'imperatore Decio. E' visibile anche una porta posteriore.
Tutto il pianoro esistente sulle rupi sommitali doveva essere contornato da opere murarie di sostegno o contenimento.
Nelle vicinanze dei ruderi sono presenti due sorgenti, una perenne e l'altra stagionale nonché una casa di abitazione costruita d'antico ed adibita a stalla.
Negli intonaci sconnessi della chiesa si nota qualche traccia di dipinto mai studiato né mi risultano fotografie antiche di essi.
Risulta un finanziamento della regione Lazio per circa 100.000 euro affidato al Parco Naturale dei Monti Aurunci per un primo intervento sulla struttura. 
Attorno alla rupe vi sono anche diversi "sieri di pagliaio", resti di abitazioni rurali in mura a secco ed a pianta circolare, ovale, rettangolare e quadrata usati dall'alto medievo e fino agli anni '50 del secolo scorso nonché un esteso sistema maceriale di terrazzamenti necessari alla sistemazione delle pendici collinari per le opere di contenimento e drenaggio del terreno destinato alle coltivazioni agricole.
In mancanza di dati tecnici più specifici, l'arch. Pasquale Lopetrone della Soprintendenza B. A. P. per la Calabria, specialista dell'architettura Florense, ci ha fornito in varie occasioni epistolari e verbali alcune importanti indicazioni che raccogliamo nella seguente scheda. 

"Relativamente ai restauri di S. Angelo di Pesclo, speriamo che si operi con giudizio, programmando un intervento rigorosamente conservativo, recuperando tutto quello che è possibile recuperare con fare scientifico, partendo dalla cristallizzazione dei ruderi e dalla loro messa in sicurezza, aggiungendo, dove strettamente necessario piccole strutture murarie riconoscibili, che possano sostenere i ruderi e scongiurare nuovi crolli. L'ideale sarebbe, se si riuscisse, a ricostituire le coperture; in genere, dall'esposizione all'intemperie vengono la maggior parte dei mali naturali che generano crolli e rovine.
Salvare tutti i brandelli d'intonaco, specialmente quelli colorati o istoriati, non immettere materiale moderno nelle muratura, ma procedere, eventualmente alla stuccatura dei giunti di malta dilavati con materiale compatibile terra lavata del luogo e calce stagionata in fossa per 36 mesi. Non smontare i crolli senza l'ausilio di archeologi, si perderebbero irrimediabilmente tutti i dati scientifici. Salvaguardare l'identità estetica originaria è una operazione ardua è complessa.
Questa chiesa si deve trattare per l'importanza che merita e quindi raccomandare e sottolineare che il restauro è sotto gli occhi del mondo, pertanto di agire con estrema cautela e rispetto.
Chi oggi dovrà restaurare Sant'Angelo del Pesclo diventa il maestro di fabbrica di età medievale che con pochi mezzi tecnici e tecnologici doveva risolvere grandi problemi, deve prendere questo lavoro come una sfida e dare, per quanto può, il massimo, chiedendo e facendosi dare una mano, senza improvvisare niente, io credo che molte cose le può risolvere utilizzando i materiali del luogo, senza smontare "sieri di pagliaio" e crolli. 
La "fortuna" di questa storica e importante costruzione sta proprio nel fatto che non è raggiungibile dai mezzi meccanici, altrimenti o era stata gravemente alterata nell'identità storico-artistica e monumentale o abbattuta, per scongiurare pericoli di incolumità pubblica.
La maestosità del monumento racconta molto di più degli antichi codici conservati nelle biblioteche. e negli archivi.
I "sieri di pagliaio(2)" fanno parte dell'insediamento Religioso e sono da considerarsi come un tutt'uno con il monastero.
Il modello pseudo eremitico, che si prospetta a S. Angelo è di un interesse straordinario, quale ultima testimonianza autentica del modello d'insediamento che trova riferimenti scritti, ma non più dati materiali così palesi, in S. Giovanni in Fiore, Fiumefreddo, Altilia di S. Severina, Badia di Anagni, badia di Camaiore, Pedona di Camaiore, per quanto ho potuto finora accertare. 
A quest'elenco si aggiunge anche S. Angelo di Fondi, che diventa il più significativo proprio perchè il sito conserva il modello che andrebbe rilevato e studiato.
E' necessario sottolineare che i dati conservati in S. Angelo sono di estremo interesse e gettano nuova luce sul modello florense. Questo insediamento religioso, può diventare il valore aggiunto al Parco e le istituzioni del Parco devono difenderlo, proteggerlo, conservare e valorizzare nella sua essenza originaria. 
Si tratta di un modello d'insediamento religioso, concepito da Gioacchino ed esportato nel Nuovo Mondo dai Francescani spirituali posti a seguito di Colombo".

Siamo convinti che non occorrano più molte parole per definire l'importanza del sito monastico di Sant'Angelo di Pesclo in Fondi e quindi confidiamo che la Regione Lazio, attraverso il Parco Naturale del Monti Aurunci che ha ottenuto già un finanziamento di circa centomila euro e chiaramente insufficienti, continui a sostenere il consolidamento e restauro di questa importante emergenza archeologica che non si rappresenta soltanto come un bene locale ma, quanto meno, comprensoriale. 

1 Le informazioni sul campo e le fotografie digitali sono state effettuate dall'amico Antonio Masella da Itri ed ad esso va il mio ringraziamento avendo consentito una più definitiva visione e valutazione del sito monastico sia a me che all'arch. Pasquale Lopetrone della Soprintendenza B. A. P. per la Calabria.

2 Sono mura a secco dello spessore di oltre i 50 cm., a doppia cortina riempita di materiali lapidei, sui quali veniva apposta una copertura di "stramma" (ampeloderma tenax); la struttura veniva adibita ad abitazione e stalla. Adesso si conservano le sole basi lapidee (sieri), e sono molto diffuse sul territorio montano aurunco tanto da formare spesso delle vere e proprie "borgate".


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MessaggioInviato: Gio Ott 12, 2017 8:48 am    Oggetto: Rugiada di Grazia Celeste Rispondi citando

Rugiada di Grazia Celeste[1]

I successori di Gioacchino da Fiore, uomini del suo tempo, composero sulla lastra tombale del protoabate questo epitaffio: “Qui giace l’abate Giacchino da Fiore, rugiada di Grazia celeste".
Il sommo Dante inserì Gioacchino da Fiore nel IV cielo del Paradiso (XII, 140), ponendolo tra Rabano Mauro e San Tommaso d’Aquino:
«Rabano[2] è qui, e lucemi dallato
il calavrese abate Giovacchino[3],
di spirito profetico dotato. 
Ad inveggiar cotanto paladino
mi mosse l'infiammata cortesia
di fra Tommaso[4] e 'l discreto latino;
e mosse meco questa compagnia».

Ed, infatti, in Paradiso ci sarà andato per davvero, stando al processo di canonizzazione avviato dalla diocesi di Cosenza, in cui ricade Fiore[5], il luogo che Gioacchino prescelse per fondare la sua istituzione religiosa, nota come congregazione Florense.
L’insegnamento di Gioacchino da Fiore ha traversato i tempi e continua a influenzare una parte importante del cattolicesimo d’oggi. Affiorano, ad esempio, nelle tesi sostenute dal francescano Raniero Cantalamessa, che è il predicatore ufficiale della Casa pontificia: «La storia sacra ha tre fasi. Nella prima, l’Antico Testamento, si è rivelato il Padre. Nella seconda, il Nuovo Testamento, si è rivelato il Cristo. Ora siamo nella terza fase, quando lo Spirito Santo brilla in tutta la sua luce e anima l’esperienza della Chiesa». Proprio questo, infatti, Gioacchino sintetizzò dai Sacri Testi: una terza età del mondo, quella dello Spirito Santo, con una nuova Chiesa tutta spirituale, quella delle origini, libera ed ecumenica. Padre Cantalamessa è vicino al movimento dei carismatici e quindi sensibile a queste Teologie. Ma l’influsso di Gioacchino da Fiore sul pensiero cattolico è molto più ampio e profondo rispetto a quanto appare[6].
Il passato ed il futuro di Gioacchino da Fiore nella Chiesa d’oggi si può sintetizzare nella recente lettera inviata dal cardinale Angelo Sodano all'arcivescovo Giuseppe Agostino in occasione delle celebrazioni per l'VIII centenario della morte dell'abate Gioacchino da Fiore dove, in particolare, viene detto: “Egli ebbe in gran conto la preghiera e la contemplazione, vissute nel silenzio e nella quiete, in continua ricerca di Dio, "Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento" (Gc 1, 17). La sua singolare esperienza costituisce per il credente del nostro tempo un potente richiamo a non temere la solitudine, ma a costellare l'esistenza di spazi di raccoglimento e di orazione per ritrovare nell'incontro con Dio la possibilità di un'esistenza più piena e più autentica”.
Proficuo redattore di testi teologici, esegetici e biblici, egli stesso, a scanso di equivoci, scrisse più volte di non essere un profeta, ma un interprete delle Sacre scritture, per dono concessogli. In realtà l'abate calabrese professa con grande dimestichezza l'esegesi e la teologia, anche per mandato esplicito conferitogli da vari Pontefici da Lucio III in poi.  Gioacchino è pertanto parte integrante della chiesa cattolica, la quale ne riconosce la grandezza e l'autentica professione di fede.
Gioacchino non è mai stato dichiarato eretico, ma è stata condannata una sua frase, all'interno di un'opera che non risulta di sua produzione, ancorché introvabile. Il Pontefice Onorio III e Gregorio IX emettono bolle papali in cui dichiarano, dopo il 1215, che Gioacchino è un vero cattolico e i suoi seguaci non devono essere disturbati, poiché sottoposti direttamente alla protezione della Santa Sede.
Gli stessi Papi, quando parlano della quadriglia che traina il carro della chiesa indicano i Cistercensi, i Florensi, i Francescani e i Domenicani.
S. Maria della Gloria di Anagni, che ha avuto poi uno sviluppo eccezionale di filiazioni di chiese e monasteri, è una fondazione florense fondata tra il 1224 e il 1227, questa cosa la dice lunga sulla considerazione che i papi di fine XII e quelli del XIII secolo avevano su Gioacchino e sui florensi.
Chi non conosce Gioacchino tratta il personaggio come un visionario e un dispensatore di profezie gratuite, ma non è così; esso è certamente uno dei più grandi interpreti del libro dell'Apocalisse e le sue opere sono conosciute da pochissimi, giacché solo da poco tempo accessibili ai più, essendo in questi ultimi anni tradotte in lingua italiana direttamente dai codici originali vergati in latino. Gli esperti specialisti considerata la “fortuna, diffusione e l’influenza esercitata nel corso dei secoli, considerano Gioacchino da Fiore un Maestro della Civiltà Europea.
Il millenarismo più tragico, quello che  alimentò la paura di essere vicini alla fine del tempo, finisce con l'avvento del pensiero di Gioacchino che esterna un maggiore tempo al mondo degli uomini alimentando un fermento di speranza, che nessun'altro aveva annunciato. In questo si contrappone al grande e illuminato S. Agostino, che sentenziò diversamente sulla fine dei tempi della storia. Con questa progressione la scienza teologica imbocca percorsi nuovo e a tratti illuminati e si profila, nelle comunità religiose più ardenti, accreditandosi con fervore, la speranza di dover vivere un “altro tempo” contrassegnato da maggiore grazia e maggiore consapevolezza della grazia di Dio.
Gioacchino fu un teologo scomodo per la scuola di Parigi, guidata dai Cistercensi, che l'abate di Fiore riuscì a porre in secondo piano per manifesta staticità di studio e discernimento.
I successori di S. Bernardo, primo fra tutti Goffredo D'Auxerre, non accettarono l'affronto; dopo oltre un secolo di egemonia erano stati scavalcati da un personaggio che, fino a 35 anni, aveva servito il Re nella cancelleria di Palermo, per poi abbandonarla  scegliendo di cambiare stile di vita. “Ho scelto di servire il Re dei Re e te ne rammarichi” , cosi disse Gioacchino al padre, il quale, deluso dalla scelta operata dal figlio lo qualificò come virus vagus. Goffredo,  già quando Gioacchino era in vita, non mancò di attaccarlo più volte e aspramente, nel tentativo di ridimensionare la sua grande influenza sugli uomini più potenti di quel tempo, senza tuttavia riuscirvi.
Alcune frange erudite di Cistercensi continuarono a cercare vendetta anche dopo la morte di Gioacchino, riuscendo, in qualche modo, a far condannare una frase, una sola frase, forse addirittura non sua, nel concilio del 1215. Questa verità resta ancora da accertare e alcuni studiosi lavorano appositamente su questi temi, per restituire la verità storica.
E' certo che la Santa Sede comprese subito “l'errore” commesso a carico dell’Abate formulando, per Motu Proprio, bolle vergate appositamente per dichiarare al mondo la vera professione di fede cattolica praticata da Gioacchino.
Gioacchino va pertanto considerato un personaggio illuminato, innovativo e originale, capace di sconvolgere e di prendere le distanze da un sistema religioso feudale, basato su investiture attuate per consuetudine e non sul manifestato grado di preparazione alimentato da studi profondi sulle sacre Scritture.
Gioacchino fu pertanto ed è ancora un personaggio dirompente, che studia il passato e apre la speranza verso il futuro, ecco perché tutte le avanguardie di ogni tempo tendono ad accostarsi al suo pensiero, che resta però il pensiero di un religioso molto colto e molto consapevole del significato delle Sacre Scritture, della teologia della storia e delle conseguenti manifestazioni di Dio.
Il personaggio è complesso, molto complesso, ma non fu per la Santa Sede un personaggio scomodo. A distanza di tempo gli stessi Cistercensi, dopo il 1570, lo proclamarono Beato, in segno di riconoscenza della grandezza e della speciale vita vissuta dall’uomo.
Questa breve scheda di presentazione di Gioacchino è certamente insufficiente a inquadrare un personaggio contrassegnato da una proficua e impressionante produzione letteraria, con cui  ha dimostrato al mondo di possedere un'intelligenza superiore alle intelligenze più raffinate. L’abate calabrese è molto amato e stimato da chi lo conosce a fondo, tuttavia è spesso anche ingiuriato e calunniato da chi lo conosce solo per sentito dire.
Giovanni Paolo II nell'ultimo periodo del suo apostolato predicò similmente a come aveva fatto Gioacchino oltre 800 anni fa. Anche l'attuale Papa Benedetto XVI, conoscendo l’abate calabrese per averlo trattato nella sua tesi di laurea, ribadisce la necessità di progredire verso una chiesa più spirituale.
Prima di loro vi fu il Papa Celestino V, definito Papa Angelico, che fu il più grande difensore della teologia di Gioacchino, sentendosi egli stesso parte integrante dell’avvio del processo di superamento della Ecclesia Carnalis.
Gioacchino disse a Innocenzo III, che lo aveva incaricato di predicare la crociata in Calabria e Sicilia: "Rimetti la spada nel fodero, non è con le armi che si combatte la crociata, ma con la predicazione della fede". Federico II, grande protettore dei florensi,  seguì l'opinione di Gioacchino e per venne scomunicato per essersi rifiutato a combattere la crociata. L’Imperatore andò, tuttavia, ugualmente a Gerusalemme, entrandoci senza combattere, per prendersi la quinta corona, quella di re di Gerusalemme.
Nelle opere di Gioacchino compare spesso l’anno 1187, una data emblematica che ha sancito la sconfitta dell’armata dei cristiani a Hattin da cui scaturì la definitiva perdita di Gerusalemme; l'abate aveva già capito, 820 anni fa, che il mondo, da quella data in poi non sarebbe stato mai più lo stesso.
L'11 settembre 2001 e quello che è accaduto poi, a seguito dalla distruzione delle "torri gemelle" a New York, è sotto gli occhi di tutti, ma le radici di questa storia affondano in quel 1187 che Gioacchino pone come tappa fondamentale della storia dell'umanità e segno chiave del preludio di un nuovo tempo, che egli  definisce età dello spirito, un concetto che non introduce un nuovo tempo astronomico, ma  annuncia la necessità di promuovere anche un modo nuovo di porsi, di essere e di vivere il tempo, con maggiore consapevolezza della teologia della storia e in Grazia con Dio.
[1] Per la redazione di questo capitolo mi sono avvalso, in parte, di uno scambio di lettere in posta elettronica avute con l’arch. Pasquale Lopetrone di San Giovanni in Fiore, della Soprintendenza B.A.P. della Calabria, uno dei massimi esperti di architettura florense ed incaricato della redazione iconografica dello “Atlante delle fondazioni florensi”. Egli è anche autore e coautore di diversi libri sia tecnici che letterari sull’Ordine Florense e su monumenti medievali della Calabria.
[2] Nato a Magonza intorno al 784, Rabano Mauro entrò bambino nell'abbazia benedettina di Fulda. A 17 anni aveva già completato gli studi ed era insegnante nel monastero. Nell'822 divenne abate, ma non smise di insegnare e coltivare gli studi di teologia.
[3] Intendi: Gioacchino da Fiore.
[4] Tommaso d’Aquino,  nacque a Roccasecca, ora in provincia di Frosinone, nel 1224, figlio del conte Landolfo d'Aquino, imparentato con la famiglia imperiale di Hohenstaufen. Dopo aver studiato a Napoli le arti liberali, Tommaso, contro il volere della famiglia, decise di entrare nell'Ordine domenicano.
[5] Fiore, in questo caso è allusivo a Nazareth.: come a Nazareth fu annunciato l’avvento del Figlio, a Fiore (la nuova Nazareth) sarà annunciato l’avvento dell’età dello Spirito Santo. Nazareth e Fiore alludono anche alla condizione verginale di Maria genitrice di Dio, anello di congiunzione tra la terra e il cielo. Fiore è l’antico nome di San Giovanni in Fiore, il più grosso centro abitato della Sila.
[6] Con nostri adattamenti, da: chiesa.espressonline.it


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MessaggioInviato: Gio Ott 12, 2017 9:37 am    Oggetto: S. Angelo del Pesclo sull’Atlante delle fondazioni florensi Rispondi citando

Sant’Angelo del Pesclo sull’Atlante delle fondazioni  florensi
di Albino Cece

Grazie al team culturale del sito internet www.laportella.net è stato riportato a nuova luce il monastero di Sant’Angelo del Pesclo tuttora in piedi ed abbandonato sul monte di Fondi sito a ridosso del meglio mantenuto  luogo pio di Monte Arcano.
A Sant’Angelo viveva una comunità di monaci dell'Ordine Florense fondato dal monaco calabrese Gioacchino da Fiore ed aveva collegamenti con altre comunità dello stesso ordine religioso attive fino in Inghilterra e Irlanda.
Il Pontefice Gregorio IX, infatti, con propria Bolla del 17 Giugno 1234 rilasciata a Rieti, incarica il Vescovo di Fondi di riformare il monastero di S. Angelo di Pesco secondo l'ordine florense.
Tutto ciò è stato possibile attraverso i contatti prima virtuali e poi personali con l’arch. Pasquale Lopetrone della Sovrintendenza calabrese incaricato della ricognizione di tutte le fondazioni florensi in Europa.
Oggi,  il Comitato Nazionale per le Celebrazioni dell’VIII Centenario della Morte di Gioacchino da Fiore, presieduto dal noto prof. Cosimo Damiano Fonseca, ha proceduto alla stampa di questo Atlante – di cui sono autori Pasquale Lopetrone e Valeria De Fraja  - che certamente porterà ad una intensificazione degli studi sulla natura e l’opera di questo ordine monastico fondato da quel mistico calabrese che tanto tempo passò nel nostro territorio, nelle abbazie cistercensi di Casamari e Fossanova.
In attesa di avere tra le mani copia di questo studio fondamentale e originale, in cui per la prima volta si fa il recupero storico dell’incidenza sociale e religiosa di Gioacchino da Fiore, siamo autorizzati a proporre al pubblico la “Presentazione” ai due volumi dell’Atlante scritta - a Massafra nel settembre del 2006 - dal presidente del Comitato Nazionale, prof. Fonseca:
“È stato più volte ribadito come l’assenza di una “durevole” autocoscienza di “Ordine da parte dei Florensi” abbia avuto consistenti ripercussioni sulla tenuta del cospicuo patrimonio edilizio costituito da chiese, fabbriche monastiche, beni patrimoniali, ecc., acquisito specialmente durante gli anni di più incisiva presenza della religio nova fondata dall’Abate di Fiore.
Non è un caso che una storiografia florense ha mosso i primi passi soltanto nel ‘500 e per di più ad opera degli erediti cistercensi che rilevarono strutture e monaci dai monasteri florensi superstiti.
Del resto la perdita del materiale librario e le vicende delle testimonianze archivistiche costituiscono una eloquente riprova delle difficoltà incontrate dagli storici nella stessa ricostruzione della storia dell’Ordine e, quindi, delle vicende relative alle fondazioni florensi che dalla Calabria, alla Campania, al Lazio, alla Toscana e alla Puglia hanno contrassegnato le fasi della graduale espansione dell’osservanza religiosa iniziata sulle balze dell’altopiano silano.
Si aggiungano le varie soppressioni in età moderna che hanno inferto un colpo decisivo alla rete monastica compromettendo decisamente quanto si era conservato di una esperienza religiosa del tutto singolare nelle sue robuste motivazioni ideali.
E in proposito non può ancora una volta non essere rilevato come le profonde interrelazioni tra i complessi sentieri della speculazione teologica di Gioacchino e il ruolo preminente attribuito al monachesimo - e basti in proposito il riferimento alla Tavola XII del Liber figurarum dove è raffigurata nella pianta una comunità monastica perfetta – rinviano, ben oltre lo stesso esempio significativo ed emblematico della Chiesa abbaziale di San Giovanni in Fiore, a un modello di architettura che potesse compiutamente interpretare le istanze spirituali del “novus ordo” e dei “monachi venturi”.
Ebbene per dare respiro a una indagine di questo impegno metodologico e di questa caratura paradigmatica era necessario operare su un duplice versante, quello del censimento del patrimonio architettonico pervenuto e quello della ricognizione documentaria legata alle vicende delle fondazioni florensi.
E tale è lo scopo che si è prefisso questo “Atlante delle fondazioni florensi” che nella sistematicità della raccolta dei dati, nella proiezione cartografica delle piante, nella predisposizione delle tavole e dei rilievi e nella visualizzazione del corredo iconografico rende ragione dell’espansione del movimento florense, delle peculiarità icnografiche e ambientali, dei modelli e degli stilemi utilizzati.
L’indagine condotta da Pasquale Lopetrone e Valeria De Fraja ci restituisce quindici abbazie florensi attraverso le schede descrittive nelle quali sono puntualmente elencati una serie di dati relativi ai toponimi, alle coordinate geografiche, alle chiese dipendenti, ai territori di pertinenza, alle rendite, allo stato delle fabbriche, alle referenze bibliografiche, cui seguono le schede iconografiche con la localizzazione dell’abbazia e delle chiese dipendenti, le piante, le ipotesi ricostruttive, il corredo fotografico ed un ampio profilo storico sulle vicende dell’Ordine florense dai Normanni agli Svevi (1190-1266). Prezioso supporto all’Atlante vero e proprio è l’ampia messe dei documenti delle  fondazioni florensi, qui confluiti nel secondo volume, riguardante il primo e successivo insediamento di Fiore, i monasteri di Santa Maria di Fonte Laurato, di Santa Maria di Acquaviva, di Calabromaria, di Santa Maria Nuova e di quella della penisola sorrentina, della Puglia, del Lazio meridionale, della Lucchesia.
Uno strumento, di spiccata incisività e di pregnante utilità per quanti vorranno cimentarsi con la realtà del monachesimo florense della cui predisposizione il Comitato nazionale è grato a Pasquale Lopetrone e Valeria De Fraja per aver reso concreto uno degli obiettivi qualificanti del programma delle celebrazioni dell'VIII centenario della morte di Gioacchino da Fiore”.
Copie dell’opera saranno consegnate al sindaco di Fondi, all'arcivescovo di Gaeta ed alle più importanti biblioteche del Lazio meridionale.


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MessaggioInviato: Gio Ott 12, 2017 4:25 pm    Oggetto: Rassegna Stampa Rispondi citando

Rassegna Stampa

Il Messaggero - 28 Giugno 2006
di Gaetano Carnevale

Nuovi studi sui monaci dell’eremo di Sant’Arcangelo -
I ruderi dell’eremo di Sant’Arcangelo sono noti da sempre a storici ed appassionati conoscitori del territorio di Fondi. Sul complesso monastico situato poco sotto il santuario della Madonna della Rocca su Monte Arcano si sono appuntati ora gli occhi di alcuni studiosi, scoprendone relazioni con il movimento creato da Gioacchino da Fiore, il monaco calabrese del XII secolo “di spirito profetico dotato”, come dice di lui nel XII canto del “Paradiso” Dante Alighieri. Il giornalista Albino Cece, Fernando Seconnino, un fondano residente in Australia, direttore del sito web laportella.net, l’architetto Pasquale Lopetrone della Sovrintendenza B.a.p. calabrese, e Antonio Marzano, attraverso una fortuita corrispondenza telematica, hanno scoperto che i monaci di Sant’Arcangelo furono per un periodo di tempo seguaci della dottrina e della regola gioachimita. Il monastero rupestre di Sant’Angelo del Peschio, che secondo gli storici sarebbe sorto prima dell’anno mille, fu riformato nel 1234 dal papa Gregorio IX secondo l’ordine florense. Divenne quindi una dipendenza almeno fino al 1477 della Badia di Santa Maria della Gloria di Anagni. E soprattutto venne a far parte di una rete monastica, dipendente da San Giovanni in Fiore, che si estendeva dalla Calabria all’Italia e ad alcuni Paesi dell’Europa del Nord. L’ordine di Gioacchino da Fiore era presente anche in altre località delle province di Latina, quali Sermoneta, Sezze, Ninfa e Santa Maria di Treponti e di Frosinone, come Ferentino e San Giovanni di Piedimonte. La presenza dei gioachimiti in territorio fondano, secondo i quattro studiosi, potrebbe aver influito sullo spirito riformatore di Giulia Gonzaga. Una tesi questa ardua da dimostrare, ma che necessita di approfondimenti come le abbondanti testimonianze cartacee, pittoriche ed architettoniche inedite che Fondi sta restituendo tra l’indifferenza della politica e della cultura locale.










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MessaggioInviato: Gio Ott 12, 2017 9:18 pm    Oggetto: Foto Rispondi citando

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