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La Città di Fondi :: Leggi il Topic - L'assalto di Barbarossa di Luigi Muccitelli
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L'assalto di Barbarossa di Luigi Muccitelli

 
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Autore Messaggio
beny
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Registrato: Dec 25, 2006
Messaggi: 1529

MessaggioInviato: Lun Feb 03, 2014 10:25 am    Oggetto: L'assalto di Barbarossa di Luigi Muccitelli Rispondi citando

LA VERA STORIA DELL’ANTICA CONTEA DI FONDI ALL’EPOCA DELL’IMPERO SPAGNOLO
perdura nei secoli raccontata con enfasi leggendaria nei libri di tanti autori, ma privi dei documenti che pure sono stati trovati, decifrati, tradotti, pubblicati e collocati nelle biblioteche nazionali, europee , latinoamericane, in internet, ma ignorate e continuando nel plagio e la retorica.

(di Luigi Muccitelli)
STRALCIO DELLA RELAZIONE INVIATA A CARLO V DA NAPOLI IL 22 AGOSTO DEL 1535 MANOSCRITTA DA DON LOPES DE SORIA AMMINISTRATORE FIDUCIARIO DELLA CONTESSA DI FONDI GIULIA GONZAGA GIA’ DA ALCUNI ANNI PRESSO IL CONVENTO SAN FRANCESCO DELLE MONACHE DI NAPOLI CON IL NIPOTINO VESPASIANO GONZAGA DOPO LA MORTE NEL 1532 DEL FRATELLO LUIGI GONZAGA “IL RODOMONTE” COLPITO DURANTE L’ASSALTO A VICOVARO... SI LEGGE:
“Omissis...a Sperlonga e Fondi si cento uomini fecero fronte e non passarono, ma il Tenutario di Fondi!? per paura diede le chiavi del Castello e li fece entrare in pace, e non fecero danno in nessuna terra di dominio, nè in quelle dei Baroni, i quali erano ben avvisati di tenersi all’erta e dove trovarono una resistenza non si azzardarono...”(trad. in italiano di L.M.)

Anticamente, salvo eccezioni, non c’era bambino di Fondi ed anche della circoscrizione, cioè, di Monte S.Biagio, Lenola, Campodimele, Itri; specie di Sperlonga, anche piú in su nel frusinate ed oltre che non avesse sentito narrare la leggenda di tanti secoli fa, quando il pirata turco Barbarossa aveva assaltato il Castello di Fondi per rapire la bella Contessa Giulia Gonzaga e portarla in dono all’imperatore Solimano II, ma senza riuscirci. La “contessa vedovella” era scappata, aiutata da un servo che poi fece ammazzare, perché la tenne nuda tra le braccia nel portarla in salvo attraverso un passaggio segreto fino a Montevago. E di questo se ne convinse per primo lo storico locale Bruto Amante, autore di un libro fantasioso sulla Contessa Giulia Gonzaga, con date inesatte e privo di documenti sullo storico evento. E non poteva essere altrimenti, in epoca in cui c’erano le barriere che lo impedivano, non c’erano nemmeno le macchine fotostatiche per ottenere copie dei documenti, e se non si aveva conoscenza linguistica idonea per richiedere, decifrare e tradurre i manoscritti. Anzi, si ignorava dove fossero custoditi, tutti annaspando inutilmente nell’Archivio di Stato di Napoli, del Vaticano o altri. Mentre non sapevano che, invece, tutta la corrispondenza diplomatica intercorsa fra i vassalli dell’impero spagnolo era intatta nel Patrimonio Nazionale di Spagna, nell’Archivio Generale di Simancas. Salvo Don Mario Forte, autore del ponderoso volume “Fondi nei Tempi”, che io aiutai nella pubblicazione e che fece qualche riferimento all’archivio spagnolo di Valladolid, ma non aveva altro, lungi dal conoscere la lingua spagnola, tanto è vero che nel suo libro tradusse in Porta Odiosa la “Porta Diosa” (in italiano Porta della Dea: l’attuale Porta Roma, come scrisse il censore Don Andrés Guerrero nel suo Apprezzo dello Stato di Fondi del 1690).

Come dicono i latinisti: “Errare umanum est”, ma insistere e persistere nei secoli è testardaggine nel voler esaltare episodi immaginari della storia patria. Si può concedere attenuante a Bruto Amante che nel 1800, data la carenza di mezzi e l’oscurantismo, ma che tuttavia fece erigere la Lapide sul ciglio della grotta di Montevago, per lasciare ai posteri la memoria di un fatto esaltante della Contessa di Fondi, in realtà mai avvenuto. Quando, invece, come si legge nella relazione fatta all’epoca all’imperatore Carlo V, tra Sperlonga e Sant’Anastasia sbarcarono pochi pirati, ladruncoli affamati e disidratati che erravano in cerca di cibi, bevande, magari oro e argento da depredare ma si spaventarono, prima per la coraggiosa difesa degli sperlongani, poi spingendosi verso Fondi dove parlamentarano per entrare pacificamente con le chiavi del portone dategli dal pauroso amministratore fiduciario del feudo di Fondi, i quali fecero solo una scorribanda rovistando nel Castello e nelle misere catapecchie, non trovando tesori ma vedendo solo ammassi di cereali, legumi e ortaggi, frutto del sudore dei contadini schiavi.

Infine, non volendo fare proprio un negativo elenco di tutto ció che è stato scritto nei secoli e fino ad oggi, raccontato o ispirato dalla fantasia, non si capisce perché ancora oggi nessuno vuol prendere atto e conoscenza dei documenti inoppugnabili, finalmente avuti dalla Spagna, tradotti e pubblicati da oltre quarant’anni, collocati nelle biblioteche ed archivi. E tuttavia, si fa a gara nel riempirsi la bocca di squallida saccenteria, per far perdurare nella mente dei bambini che oggi hanno con internet il mondo in tasca e nelle cartelle scolastiche, nel continuare a ripetere per sentito dire che su Montevago c’è la “Tomba di Giulia Gonzaga”, come se si fosse gettata in quella grotta, cosí chiamata popolarmente, ed ancora li mandano in cerca del passaggio segreto in cui scappò. Mentre, i plagiatori ripetono il ritornello gorgogliando al microfono la loro vuotaggine mentale.

Intanto si spendono soldi per rievocazioni assurde, che potrebbero usarsi per le vere tradizioni popolari di Fondi che rappresenterebbero l’antico folclore di Fondi, già decantato da Marco Terenzio Varrone prima degli anni di Cristo e che coinvolgerebbero l’allegria dei turisti ansiosi di conoscere le genuine manifestazioni folcloristiche, stanchi di vedere pagliacciate anacronistiche che mai rappresentano la vera storia e cultura dei popoli.









Ultima modifica di beny il Lun Ott 30, 2017 6:11 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Mar Ott 17, 2017 3:52 pm    Oggetto: Giulia Gonzaga Contessa di Fondi Rispondi citando

Giulia Gonzaga Contessa di Fondi
autore LUIGI MUCCITELLI - international @ copyright

Giulia Gonzaga, personaggio di spicco del Rinascimento Italiano, nacque a Gazzuolo Mantovano nel 1513 da Ludovico Gonzaga e Francesca Fieschi, ramo cadetto della Famiglia Gonzaga di Mantova, potente per il vassallaggio sotto l'imperatore Carlo V di Spagna. Dalla tenerissima età ebbe lezioni in casa da un frate, com'era d'uso a quei tempi, per essere rigorosamente preparata al cattolicesimo. Cosí come le impartirono lezioni di buone maniere, nei cerimoniali, per essere pronta a sapersi destreggiare, una volta assunto il ruolo di dama di corte. Oppure, secondo i voleri paterni, essere prescelta per contrarre matrimonio con un nobile potente e ricco, non importava se vecchio, vedovo o deforme. Anzi, impegnandosi a procreare un erede maschio ne avrebbe amministrato legalmente il patrimonio paterno.

Questo fu il triste destino di Giulia Gonzaga chi, ancora in pubere età, fu oggetto di trattative matrimoniali nel Centro Culturale di Isabella d'Este in Via Giulia a Roma, che era frequentato dalla nobiltà romana, tra cui il Conte di Fondi Vespasiano Colonna. L'incarico ufficiale fu affidato al Cardinale Pirro ed a Luigi Gonzaga, fratelli della ragazza. Cosí furono concordati i codicilli del contratto di matrimonio per procura.

Giulia Gonzaga arrivò nel 1527 nella Contea di Fondi, all'età di 14 anni, mentre il quarantenne marito Vespasiano Colonna partecipava al "Sacco di Roma", lo stesso anno in cui il Papa Clemente VII e Carlo V abbracciarono insieme la Croce in atto di pace. Poi, non contento, si era spinto verso Paliano per vendicare la morte del padre Prospero Colonna, ma venne ferito a morte. Ebbe appena il tempo di firmare le proprie volontà testamentarie in cui prevedeva il matrimonio della figlia Isabella con Ippolito de' Medici, nipote del Papa Clemente VII che subito lo nominò Cardinale di Santa Prassede.

Isabella Colonna, figlia di Beatrice Appiani, prima moglie del padre, si mostrò subito insofferente verso la matrigna Giulia Gonzaga che nelle vesti di vedova e Contessa di Fondi assunse pieno potere. Nel frattempo, il Cardinale Ippolito de' Medici, frequentando la Corte di Fondi, pare si fosse invaghito anche lui della bella Giulia "dolce e potente", chi preferiva alla promessa sposa Isabella. Da tener presente che matrigna e figliastra erano coetanee. Nel 1528 avevano appena 15 anni, quindi, dato il carattere aspro di Isabella, Ippolito pensava di rifarsi con Giulia che aveva un'anima gentile, buone maniere e potere.

Ma nella contesa s'inserí Luigi Gonzaga "Il Rodomonte", fratello di Giulia che gli diede appoggio nello sconvolgere il cuore della figliastra che cedette al fascino dell'uomo possente, capitano di Carlo V che la sedusse e se la portò a convivere nel Castello dei Borgia a Civita Castellana. In questo modo, patrimonio e potere rimanevano nelle mani della Famiglia Gonzaga di Gazzuolo Mantovano.

Ma il Papa Clemente VII ne fu irritato, non volendo recedere dal contratto matrimoniale in favore del nipote Ippolito. Tuttavia, alla fine, fu costretto ad annullarlo, di fronte allo stato di gravidanza di Isabella e pressato anche da Carlo V che tutelava gli interessi del suo capitano Luigi Gonzaga.

Isabella Colonna e Luigi Gonzaga, legalizzata la loro unione, tornarono a Fondi dove, il 6 dicembre 1531, nacque Vespasiano Gonzaga, il sospirato erede e futuro Duca di Sabbioneta che pose fine alle dispute di famiglia.

Un anno dopo, nel 1532, anche Luigi Gonzaga venne colpito a morte durante un assalto a Vicovaro. Spirò fra le braccia della sorella Giulia alla quale raccomandò di avere cura del figlio Vespasiano, farlo educare da buoni maestri e aiutarlo nell'ascesa politica europea.

La madre Isabella, intanto, non aveva perso tempo a contrarre nuove nozze con il Principe Filippo di Lannoy e reclamava anche l'affidamento del figlio. Ma con sentenza di legge il piccolo Vespasiano venne dal nonno Ludovico passato alle cure della zia Giulia che se lo portò a Napoli per farlo istruire dai migliori maestri. Poi, lo portò alla Corte di Spagna, quale paggio d'onore del Principe Filippo II con il quale ben presto intraprese la sua ascesa politica che lo portò ad essere un "Grande di Spagna" ricevendo l'onorificenza del "Tosón d'Or".

Nello stesso anno 1532, il pittore Frà Sebastiano del Piombo, discepolo del Tiziano, realizzò in Fondi il ritratto piú celebre di Giulia Gonzaga, un olio su tela di cm. 91 X 74,5, riportato in copertina del libro di Luigi Muccitelli con testi italiano-spagnolo, opera che oggi si trova presso il Museo del Palazzo Ducale di Mantova. Realizzò anche una miniatura su carta cm. 13,5 X 10,5 su commissione del Carddinale Ippolito de' Medici che se la portò nel portafoglio quando s'imbarcò sulla Flotta di Carlo V per andare a combattere e scacciare il pirata Keir ed-Din, il Barbarossa.

Giulia Gonzaga, nel frattempo, già si trovava a Napoli per meglio proteggere il nipotino Vespasiano, probabilmente a conoscenza del pericolo e dei danni che il pirata turco stava causando lungo la costa tirrenica. Su questo fatto molto si è scritto e fantasticato sul mancato ratto della bella Giulia Gonzaga che Keir ed-Din, il Barbarossa, avrebbe voluto portare in dono al sultano Solimano II. Ma da una cronaca del tempo, relata dal Viceré di Napoli (Pedro de Toledo!?), il 30 settembre 1534, si descrivono dettagliatamente i danni subiti, da Otranto a Fondi, ma non si accenna minimamente al fallito rapimento. Il Barbarossa, secondo il documento, venne fatto entrare pacificamente nella Città di Fondi, anzi ricevette le chiavi del portone principale dall'amministratore di fiducia di Giulia Gonzaga (Lopes de Soria) e non si parla nemmeno di danni subiti.

In una precedente relazione, sempre inviata da Napoli il 23 febbraio 1534, si elencano minuziosamente le navi ed equipaggiamenti che i cantieri europei dell'impero spagnolo stavano costruendo per una Grande Flotta che doveva combattere e scacciare l'Armata Turca dalle acque mediterranee.

Infine, per chiudere questo breve capitolo sulla triste sorte della Contessa di Fondi Giulia Gonzaga, va rilevato che è del tutto "assurdo" che chiunque potesse vendere a qualcuno, meno al pirata turco Barbarossa, la Contea di Fondi ché era patrimonio di stato, in quell'anno 1534 già in eredità al piccolo Conte Vespasiano Gonzaga e che venne, di volta in volta, passata ai discendenti delle famiglie Colonna-Gonzaga-Carafa di Stigliano. Quindi, nessun complotto, nessuna eresia si può sostituire allo svolgimento reale della storia europea, fino alla Rivoluzione Francese che prese potere nel Regno di Napoli.

N.B.
L'autore è in possesso di inoppugnabili documenti, in esclusiva mondiale, alcuni pubblicati, ringraziando per la concessione l'Archivo General de Simancas in Valladolid, Spagna. Storici, studiosi ed amatori possono via Internet chiedere informazioni a: Luigi Muccitelli
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