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Sara Tanini da Note II serie

 
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Autore Messaggio
beny
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MessaggioInviato: Mar Gen 22, 2013 5:24 pm    Oggetto: Sara Tanini da Note II serie Rispondi citando

CURIOSITA' SU FIRENZE (l'antica numerazione civica)
pubblicata da Sara Tanini il giorno Giovedì 7 luglio 2011 alle ore 8.03
Salve amici, nell'antica Firenze seicentesca la numerazione civica in uso era quella parrocchiale, per cui il numero dei vari edifici corrispondeva a quello del Registro degli Stati d'Anime tenuto da ogni parroco, ma nei primi anni dell'800 fu adottata la numerazione progressiva, di cui è tuttora visibile un esempio in piazza Pitti (all'attuale numero 7) dove è incassata una targhetta di marmo recante il numero 1702. Il criterio di numerazione partiva da Palazzo Vecchio, indicato col numero 1, e proseguendo entro la cerchia delle mura medievali arrivava fino al Ponte Vecchio col numero 1288 (attuamente numero 2). Si continuava dunque in Oltrarno terminando col numero 3341 alla Madonna del Cantone (Torrino di Santa Rosa), quindi si riattraversava il fiume ripartendo col numero 3345 della prima casa di Borgo Ognissanti (gli edifici compresi fra i due numeri erano stati abbattuti), e si procedeva verso Santa Maria Novella e Santa Croce fino al limite delle mura: il numero più alto, l'8025, si trovava in via Mozza, presso Corso dei Tintori. L'attuale sistema di numerazione (inaugurato nella seconda metà dell '800) segue il corso dell'Arno: le strade parallele al fiume presentano un numero crescente nella direzione della corrente, mentre in quelle perpendicolari ad esso i numeri cominciano dall'estremità più vicina all'acqua; nelle piazze invece l'inizio dei numeri parte dall'angolo a sinistra della strada più importante.
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MessaggioInviato: Mar Gen 22, 2013 5:27 pm    Oggetto: Sara Tanini da Note II serie Rispondi citando

CURIOSITA' SU FIRENZE (i difficili rapporti con Pisa)
pubblicata da Sara Tanini il giorno Sabato 9 luglio 2011 alle ore 10.12
Salve amici, la rivalità tra Firenze e Pisa è cosa nota che risale al Medioevo, quando le due città erano spesso in guerra fra di loro, da cui il famoso detto "Meglio un morto in casa che un pisano all'uscio"! Tuttavia quando iniziarono a partire dal XII secolo le scorrerie dei pirati saraceni, che rischiavano di compromettere i trasporti commerciali, Firenze e Pisa stipularono una tregua: mentre i pisani si sarebbero occupati di dare la caccia per mare ai saraceni, Firenze avrebbe protetto Pisa rimasta indifesa inviando il suo esercito. Dalla guerra contro i pirati Pisa uscì vittoriosa, ed in segno di gratitudine verso Firenze donò alla città due colonne di porfido (parte del ricco bottino di guerra), che oggi possiamo ammirare collocate ai lati della Porta del Paradiso del Battistero: si diceva che le colonne avessero proprietà magiche, e standovi dietro si riuscisse a scoprire la presenza di ladri, falsari, traditori e assassini. Però le colonne, prelevate dai pisani durante un incendio, risultavano annerite dal fumo: i fiorentini sospettarono subito che fossero stati i pisani ad annerirle deliberatamente, in modo da togliere loro qualunque magica proprietà, e...l'antica inimicizia tornò a prevalere!

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MessaggioInviato: Mar Gen 22, 2013 5:42 pm    Oggetto: Sara Tanini da Note II serie Rispondi citando

CURIOSITA' SU FIRENZE (la tomba del guerriero generoso)
pubblicata da Sara Tanini il giorno Lunedì 11 luglio 2011 alle ore 18.12
Salve amici, su una parete del chiostro della SS. Annunziata potete ammirare il monumento funebre che racchiude i resti del valoroso guerriero Guglielmo di Durfort, morto nel 1289 a Campaldino. Egli guidò di fatto i 1000 cavalieri inviati in aiuto dei Guelfi di Toscana dal re Carlo II d'Angiò, e prima di partire fece testamento destinando i suoi averi (preziosi e 200 fiorini d'oro) ai poveri di Firenze. A Campaldino Guglielmo, colpito in un occhio da un quadrello di balestra, morì combattendo per Firenze: le sue vesti, le sue armi e il suo danaro vennero distribuiti ai poveri, e la città gli tributò funerali solenni in segno di riconoscenza.
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MessaggioInviato: Mar Gen 22, 2013 5:45 pm    Oggetto: Sara Tanini da Note II serie Rispondi citando

CURIOSITA' SU FIRENZE (uno...spicchio d'Arezzo in città!)
pubblicata da Sara Tanini il giorno Giovedì 14 luglio 2011 alle ore 14.47
Salve amici, una notizia-flash: all'inizio di via di Ripoli (angolo via Accolti) esiste un piccolo spazio rettangolare con al centro una colonna chiuso da una cancellata; questo spazio appartiene al comune di Arezzo da secoli. Secondo la tradizione lì sarebbero sepolti i corpi di alcuni soldati aretini fatti prigionieri in occasione dellla battaglia di Campaldino (1289) e morti durante il viaggio verso Firenze o nelle carceri fiorentine.

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MessaggioInviato: Mar Gen 22, 2013 5:49 pm    Oggetto: Sara Tanini da Note II serie Rispondi citando

CURIOSITA' SU FIRENZE (i miracoli di San Zanobi)
pubblicata da Sara Tanini il giorno Martedì 19 luglio 2011 alle ore 17.30
Salve amici, al numero 31 di Via della Pergola potete vedere raffigurata all'interno di un piccolo tabernacolo la testa di San Zanobi (vescovo di Firenze nel IV-V secolo, e dopo la morte proclamato Santo), sovrastante una targa che ricorda un episodio miracoloso accaduto nel 1699: si narra che mentre passava una processione in memoria del Santo si scatenò un temporale furibondo, e la gente fu costretta a rifugiarsi nell'atrio del palazzo, il cui proprietario fece installare la targa ispirata da quell'evento. A San Zanobi furono attribuiti altri episodi miracolosi, fra i quali la resurrezione del bimbo di una pellegrina francese, come testimonia la targa posta sotto una finestra al piano terreno del Palazzo Altoviti in Borgo degli Albizi 18. Attualmente le spoglie di San Zanobi si trovano nelle cripte del Duomo, racchiuse in un'urna scolpita dal Ghiberti: secondo la tradizione quando i resti del Santo furono qui trasportati l'urna urtò un olmo seccato che miracolosamente rinverdì, e ciò viene ricordato dalla colonna fatta erigere presso la porta nord del Battistero.

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MessaggioInviato: Mar Gen 22, 2013 5:54 pm    Oggetto: Sara Tanini da Note II serie Rispondi citando

CURIOSITA' SU FIRENZE: LA TRISTE FINE DEL "PROFETA" SAVONAROLA
pubblicata da Sara Tanini il giorno Venerdì 30 settembre 2011 alle ore 9.03
Salve amici, dopo la pausa estiva riprendiamo i nostri appuntamenti con le mie piccole "curiosità" su Firenze, cominciando dalla targa rotonda che sulla pavimentazione di piazza della Signoria commemora il punto esatto dove il 23 maggio 1498 fu giustiziato il frate domenicano Girolamo Savonarola. Egli, ferrarese di nascita, era stato invitato a Firenze da Lorenzo il Magnifico (su richiesta di Pico della Mirandola), coinvolgendo ben presto il popolo con la forza delle sue prediche indirizzate a denunciare la dissolutezza dei costumi, a cominciare da quella dei preti che presto divennero suoi acerrimi nemici. Dopo la morte di Lorenzo il Savonarola propose un governo della città ispirato al cristianesimo, e si crearono tre fazioni contrapposte: i Piagnoni, seguaci del frate (così chiamati per il loro costante lamentarsi del vizio imperante), i Palleschii, seguaci dei Medici (così detti per le 6 palle che ornavano lo stemma mediceo), e i Compagnacci, che accusavano fra' Girolamo di eresia. Il Savonarola profetizzava castighi terribili per i peccatori, e riteneva Roma il centro del vizio imperante: non c'è da stupirsi se il papa Alessandro Borgia (definito da Girolamo "quel porco, quel lussurioso, che ha corrotto ogni cosa") finì per scomunicare lo scomodo predicatore, che a questo punto scelse la via della ribellione chiedendo di indire un concilio e deporre il papa. La triste fine del Savonarola era ormai inevitabile, così egli fu arrestato, giudicato eretico dal tribunale ecclesiastico e condannato a morte insieme a due confratelli: la morte avvenne appunto in piazza della Signoria tramite impiccagione, a cui seguì il rogo del corpo.
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MessaggioInviato: Mar Gen 22, 2013 5:57 pm    Oggetto: Sara Tanini da Note II serie Rispondi citando

CURIOSITA' SU FIRENZE: LA VENDETTA DI GIROLAMO SAVONAROLA
pubblicata da Sara Tanini il giorno Sabato 1 ottobre 2011 alle ore 12.55
Salve amici, ieri abbiamo parlato della morte del Savonarola, ma la storia non finisce qui...tanto per cominciare, mentre il suo corpo bruciava il fuoco incendiò le corde che gli stringevano i polsi dietro la schiena, e le mani del frate si alzarono di scatto in atto benedicente. Pochi giorni dopo uno dei suoi nemici, Tanay de' Nerli, chiese ed ottenne dal Papa di "condannare" la campana (detta "la Piagnona") che suonava la notte in cui Savonarola fu arrestato: la campana fu dunque "condannata" a 50 anni di esilio (!) e trascinata su un carro portato da un asino per le vie di Firenze, con un carnefice che la frustava e la folla che la insultava! Ma la vendetta era in agguato...infatti nel momento che la campana concluse la sua "sfilata" Tanay de' Nerli morì all'improvviso, e fu trovato con la testa fuori dal letto ed i piedi per aria come "se fosse stato strozzato dal diavolo"! Nel 1959 la campana fu riportata nel Convento di San Marco, dove si trova tuttora.

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MessaggioInviato: Mar Gen 22, 2013 6:00 pm    Oggetto: Sara Tanini da Note II serie Rispondi citando

CURIOSITA' SU FIRENZE: IL SANTO MANISCALCO
pubblicata da Sara Tanini il giorno Giovedì 6 ottobre 2011 alle ore 12.44
Salve amici, fra le statue che ornano l'esterno della chiesa di Orsammichele vi è anche quella di San Lò (soprannome attribuito dal popolo a Sant'Eligio), protettore dei maniscalchi, circondato da uno sfondo adorno di tenaglie nere. Egli, prima di diventare santo (e vescovo di Rouen), era un maniscalco abilissimo, che si vantava di ferrare un cavallo con tre soli colpi di martello. Si narra che un giorno si presentò nella sua bottega uno sconosciuto, che dopo essersi fatto il segno della croce tagliò la zampa ad un cavallo e in un unico colpo la ferrò riattaccandola al corpo dell'animale: Eligio comprese che quell'uomo era il Signore e da quel momento gli dedicò la sua vita, pur continuando a svolgere il suo lavoro di fabbro in segno di modestia.
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MessaggioInviato: Mar Gen 22, 2013 6:02 pm    Oggetto: Sara Tanini da Note II serie Rispondi citando

CURIOSITA' SU FIRENZE: LA COLONNA DELLA GIUSTIZIA
pubblicata da Sara Tanini il giorno Mercoledì 12 ottobre 2011 alle ore 9.03 ·
Salve amici, passando da piazza Santa Trinita potete vedere ergersi al suo centro un'alta colonna di granito, che nel 1560 il papa donò al duca Cosimo I de' Medici. Per arrivare a Firenze la colonna impiegò circa 15 mesi (!), trasportata via Tevere-Mar Tirreno-Arno, e il duca decise di sistemarla dove si trova tuttora per celebrare la sua vittoria di Montemurlo (1537), grazie alla quale riuscì a sbaragliare la coalizione dei vari comuni a lui ostili. Per riaffermare il suo potere e il suo prestigio Cosimo nel 1569, appena proclamato Granduca di Toscana dal papa, fece scolpire sul basamento della colonna la scritta "COSMUS MED MAGN DUX ETRURIAE", mentre nel 1581 sulla sommità della colonna fu aggiunto un capitello e posta la statua raffigurante la giustizia: da allora la colonna di Cosimo fu denominata, appunto, Colonna della Giustizia.
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MessaggioInviato: Mar Gen 22, 2013 6:05 pm    Oggetto: Sara Tanini da Note II serie Rispondi citando

CURIOSITA' SU FIRENZE: L'ANTIPAPA...GIOVANNI XXIII
pubblicata da Sara Tanini il giorno Lunedì 17 ottobre 2011 alle ore 12.35
Salve amici, nel Battistero è situata la tomba di un papa, Giovanni XXIII, che però non ha niente a che vedere col "papa buono" Angelo Roncalli. In realtà si tratta di un "antipapa", prima regolarmente eletto papa dal Concilio di Pisa (1410), e poi "retrocesso" ad antipapa dal Concilio di Costanza (1415). La ragione di ciò sta nella situazione estremamente ingarbugliata in cui versava la chiesa (su cui non mi sto a dilungare), tanto è vero che in quel periodo i papi erano addirittura...tre! I nodi vennero al pettine durante il Concilio di Costanza, in cui papa Giovanni fu accusato di aver "comprato" la sua elezione vendendo indulgenze, condannato e incarcerato per un certo periodo. Egli dovette la sua scarcerazione alla famiglia de' Medici, che dopo aver pagato una somma come "riscatto" lo ospitò a Firenze fino alla morte, avvenuta nel 1419. Sopra al suo sepolcro (opera di Donatello e Michelozzo), voluto da Cosimo de' Mwedici, potete leggere l'iscrizione (ovviamente in latino) "Qui riposa colui che un volta fu il papa Giovanni XXIII".
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