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Chiese e santuari





Fra le chiese più importanti, sono da ricordare: S. Pietro, di stile gotico, che presenta un portale intagliato e che contiene un magnifico monumento sepolcrale in marmo, oltre a vari dipinti e ad un bel Crocifisso; S. Maria Assunta, di stile rinascimentale, che ha tre portali marmorei, dei quali quello mediano, per la raffinatezza degli intagli e per la sontuosità delle candelabre, rappresenta un vero e proprio capolavoro. La gotica chiesa di S. Domenico; la trecentesca chiesa di S. Francesco, dove possono essere ammirate le vetrate istoriate che raffigurano la storia del poverello di Assisi, eseguite dal maestro P. Giorgio Ascione. L'annesso convento, di stile gotico, dall'armonioso porticato.

   
Cattedrale di Santa Maria Assunta 
Chiesa di S. Pietro Apostolo 
Chiesa di S. Francesco d'Assisi 
Chiesa di S. Domenico 
Chiesa di S. Bartolomeo 
S. Giovanni Gerosolimitano
Chiesa di S. Maria del Soccorso
Ex. Abbazia di S. Magno
Madonna della Rocca

Cattedrale di Santa Maria Assunta

Nel centro del paese si eleva su un'ampia gradinata la chiesa rinascimentale di S. Maria Assunta (S. Maria in Platea o in Piazza) ricostruita nel 1490 da Onorato II e consacrata nel 1508 dal vescovo Nicola Pellegrino, già arciprete della stessa, come da iscrizione sulla porta della sagrestia. Ha facciata a cortina di pietra, di travertino, con tre portali, dei quali il mediano, più grande (m. 3 X 4,60), con ricche candeliere e stemmi dei Caetani; al disopra di esso, una lunetta contenente il gruppo marmoreo della Vergine col Bambino in trono, S. Caterina d'Alessandria e il committente genuflesso orante. La facciata è fiancheggiata a sinistra dalla torre campanaria, con la base aperta a fornice (sottopassaggio) in arco acuto secondo la tradizione laziale; il primo piano intermedio dotato di bifore trilobate e cella munita di graziosissime bifore gotiche, le une e le altre con colonnine tortili, basette e capitelli ad apici accartocciati e cuspide piramidale su dado ottagono. L'interno è a croce latina e a tre navate divise da pilastri quadrati, con archi dissimili tra loro, e tre absidi poligonali. Agli ultimi pilastri sono appoggiati due amboni di finissimo marmo bianco in forme rinascimentali, con gli stemmi dei Caetani (tre per ambone). Nel transetto sinistro, entro arcata, grazioso ciborio del 1491: figura di Gesù in rilievo tra gruppi di angeli; in fondo a quello destro, altra arcata simile, con altare dedicato alla Madonna del Cielo, del 1613. Tra i dipinti, è notevole un'Assunta di scuola napoletana nell'abside cinquecentesca, che lo Schultz giudicava di stile del Criscuolo, pittore gaetano (1507‑1584), del quale esistono il gran polittico nell'Annunziata di Gaeta e tele (1531) nell'ora­torio annesso. Da altri il quadro è attribuito a Pellegrino Pellegrini detto Tibaldi e anche Pellegrino il vecchio (1527-1596). Due altri trittici conserva la chiesa, nella navata sinistra, che lo Zeri dice eseguiti dallo stesso autore della Incoronazione della Vergine o di S. Lucia, nella chiesa di S. Lucia in Gaeta, cioè "Iohannes Cajetanus" o Giovanni da Gaeta. Nel Presepio, che si assegna al decennio 1460‑1470, "tra un San Marciano dalla mitria costellata di innumerevoli perline ed un San Michele Arcangelo in atto di debellare l'infernale dragone, il Bambino, nato da poco entro una grotta archiacuta, è adorato dalla Vergine e da San Giuseppe, mentre nel fondo due pastori si volgono all'annuncio che dall'alto recano loro tre angeli". Nella Pietà, donatore, angeli e simboli della passione. Sul primo altare a destra, poi, trittico ad olio su tavola, in bella cona intagliata a fiorami e dipinta d'oro a fondo azzurro, dedicato da Albino Saratta di Fondi nel 1569: raffigura l'Eterno tra S. Giacomo e S. Giovanni Evangelista; nella cimasa, a lunetta, la Vergine col Bambino tra S. Onorato e S. Sebastiano; nella predella, Dottori della Chiesa. È firmato "Gabriel Feltrensis".

Chiesa di S. Pietro Apostolo

La chiesa di S. Pietro è situata in fondo alla rettangolare Piazza del Duomo. La parte sinistra della facciata è coperta dall'ala del Palazzo Baronale costruita intorno al XVIII secolo. Inizialmente era una cappella costruita sulla base di un tempio dedicato a GIove; nel IV‑V secolo fu ingrandita per le cure di S. Paolino da Nola, il quale in seguito edificò dappresso un'altra chiesa dedicandola al Salvatore. La cattedrale, sull'antica, fu ricostruita dal vescovo Benedetto sotto il pontificato di Innocenzo II e il consolato di Leone (1130‑1136), a tre navate in stile gotico, mutando il titolo di S. Maria in S. Pietro. La facciata, in pietra di travertino, ha un portale ogivale intagliato, protiro formato da due colonne su leoni sostenenti l'architrave su cui è scolpito a bassorilievo Cristo benedicente, con quattro apostoli e due angeli. Sul cornicione, in un'edicola gotica, la statua di S. Pietro, vestita di abiti pontificali, col triregno sul capo. Incorporato tra l'abside e la serie delle cappelle laterali in cornu epistolae, il campanile, appartenente alla seconda metà del XIII secolo, si presenta, nella sua mistura di monofore ro­maniche a pieno centro, di bifore ad arco acuto, di bifore tri­lobate nello stesso piano come un'opera architettonica inorganica, assai inferiore a quella della torre campanaria di S. Maria e anche più tarda (Serafini). Con i lavori di restauro eseguiti poco più di venti anni or sono (il tempio fu riconsacrato nel dicembre 1936), è stato abbassato il pavimento così che i pilastri che reggono gli archi delle navate mostrano una maggiore altezza; rinnovato il soffitto a casset­toni in luogo di quello costruito dopo l'incendio del 1817; una vetrata a colori, artisticamente e finemente lavorata, ha sostituito un'antica finestra ogivale coperta da un organo. Nel pavimento del battistero, chiuso con inferriata, sono statl adattati alcuni metri quadrati di mosaico, appartenenti alI'antica chiesa. Dal lato opposto, a destra, la cappella della Ma­donna di Loreto, con pitture interessanti. Degno di particolare rilievo è l'ambone cosmatesco, a cassa rettangolare, con ricca decorazione musiva e disegni geometrici composti di smalti chiari, poggiante su quattro colonne erette sul dorso di due leoni e due arieti. Nel mezzo, un quadretto in tela raffigurante S. Girolamo. Agli angoli dei parapetti, quattro figurine di colore vivo rappresentano i simboli degli evangelisti: il bue e l'aquila, il leone e l'angelo. Tre versi incisi al di sopra degli archivolti contengono la firma di un marmorario romano maestro Giovanni di Nicola (seconda metà del secolo XIII o, secondo il Toesca, del XII. Nella navata di destra, nella parete di fondo della cappella detta della Croce si eleva il mausoleo di Cristoforo Gaetani conte di Fondi e logoteta del regno, morto all'assedio di Napoli contro gli Angioini nel 1441. Il monumento, erettogli dal figlio Onorato II (epigrafe), è sul tipo dei modelli napoletani di Tino di Camaino o secondo lo stile di Donatello. Sorge sopra una base sormontata da tre leoni, sul cui dorso stanno in piedi tre figure muliebri, raffiguranti la Forza, la Carità e la Prudenza, che so­stengono il sarcofago. Sul fronte dello stesso si vede incisa a bas­sorilievo la Vergine col Bambino in grembo, con ai lati due an­geli sollevanti una cortina e, ai piedi, genuflesso, il conte Ono­rato. La Vergine è tra il Battista e l'Evangelista da una parte, S. Caterina della Rota e S. Lucia dall'altra. Sul sarcofago giace il conte in abito militare e con corona tra le mani, tra due angeli eretti; al vertice, una croce con le figure di Maria e Giovanni sui due lati. La cappella racchiude anche la sedia marmorea a mosaico che, secondo la tradizione locale, servì alla consacrazione di Ro­berto di Ginevra, il papa scismatico Clemente VII. Per la spallie­ra incrostata di grossi frammenti di marmi colorati che disegna­no meandri, bisogna riconoscervi, a giudizio del Bertaux, un lavoro di marmorario romano del XII o XIII secolo. In fondo, a sinistra, una Croce che raffigura un Cristo dipinto su legno, di stile bizantino. Nella stessa cappella sono posti l'uno di fronte all'altro due grandi trittici dorati, della fine del secolo XV. Quello a destra, sull'altare, è di ANTONIAZZO ROMANO e rappresenta la Madonna col Bambino in trono, ai cui piedi è ritratto di profilo il commit­tente in ginocchio, il conte Onorato Caetani, "con la zimarra di velluto e col berrettone baronale fra le mani, dalla grossa testa e dal collo grosso" (Fogolari); negli sportelli, le figure di S. Paolo, con lo spadone e col libro, e di S. Pietro. Nell'altro trittico, del veronese CRISTOFORO SCACCO (1499), spiccano sull'oro del fondo, chiare e lucenti, le figure dell'An­nunciata, assorta in preghiera, posta dentro a un tempietto so­stenuto da due pilastrini, e dell'Angelo che scende dal cielo. Negli sportelli, le figure di due santi monaci, alti e solenni: a sinistra, S. Onorato abate, rappresentato come protettore di Fondi con il modello della rocca cittadina dalle tonde torri nella mano sinistra e col pastorale nell'altra; a destra, un altro santo bene­dettino (S. Mauro o forse lo stesso S. Benedetto); in basso, la predella con Cristo e i dodici apostoli. Lo Scacco operò molto nella regione: a Fondi, a Monte S. Biagio, a Itri, a Piedimonte, terre soggette ai Caetani, anche a Sessa, a Salerno e altrove, alla fine del '400. Egli formò una scuola pittorica meridionale, un cui esponente, uno stretto se­guace, quasi un imitatore è TUCCIO di GIUFFRIDA o di Goffredo da Fondi, come hanno notato L. Salerno e R. Causa. Di questo artista, conosciuto da non molti anni, fu raccolto tra le macerie in S. Pietro, nel 1943, un dipinto raffigurante una Madonna in trono con Angeli, S. Girolamo penitente, S. Girolamo che legge, restaurato dall'Istituto Centrale del Restauro. Il trittico, cm. 227 X 220, che il Berenson aveva attribuito allo Scacco, è di Tuccio secondo lo Zeri (Boll. d'arte, I949 Pag 340). Sono muti purtroppo i documenti editi di Casa Caetani (Regesta chartarum) sull'attività svolta dai due artisti.

Chiesa di S. Francesco d'Assisi

Secondo la tradizione fu fondata nel XII secolo da San Francesco d'Assisi quando passò per Fondi. Alla fine del 1375 il conte di Fondi, Onorato I Caetani, ordinò la costruzione di un convento e di una chiesa più ampia. La fabbrica fu compiuta nel 1399.  Nel 1477 il Conte Onorato II Caetani fece restaurare la Chiesa con l'annesso convento (come appare dall'iscrizione sull'architrave dell'ingresso della chiesa stessa) e ne affidò la cura ai frati minori, ai quali era stata destinata, fin dall'inizio, la costruzione. Il portale dell'ingresso della chiesa è in marmo lavorato a stile gotico. Nel basso sia a destra che a sinistra, esistono due piedistalli in marmo lavorato, sui quali sono accovacciati due leoni stilofori. Al centro dell'architrave c'è lo stemma della Famiglia Caetani fiancheggiato dalla data 1477 e dal nome del Conte Onorato I. Nella Lunetta il mosaico raffigura San Francesco con la tortorella, opera di F. D'Urso. Nell'interno si nota, oltre la navata principale, una navata minore ad archi, ogivali, in fondo alla quale è collocato un caratteristico altare antico. Incassato nella parte divisoria delle due navate, vi è la pietra tombale di un sepolcro romano, riproducente in bassorilievo un gruppo famigliare. In questa chiesa fu seppellito il corpo del conte Onorato II Caetani. Esisteva nella chiesa un trittico di Cristoforo Scacco, del 1483, scomparso nel 1900, raffigurante la Vergine col Bambino in braccio tra S. Francesco e S. Antonio, e genuflesso il conte Onorato II Caetani. Notevole il campanile, che deve riportarsi al secolo XIII inoltrato, o al principio del XIV, in specie per la sovrastruttura ottagonale, che regge la cuspide; le cupolette emisferiche possono essere un riflesso dell'arte musulmana (Serafini). Particolarmente interessante, armonioso per le sue linee architettoniche, è il chiostro, costituito da un portico quadrato con 22 colonne ottagonali di pietra peperina, su cui insistono gli archi a tutto sesto sostenenti le volte a crociera della terrazza. Nel mezzo un caratteristico pozzo dell'epoca.

Chiesa di San Domenico

La chiesa di S. Domenico, in fondo alla via dell'Angelico e di fronte al campanile di S. Maria, denominata S. Maria iuxta Amphiteatrum perchè sulle rovine dell'anfiteatro fondano, era dei Benedettini e per opera del conte Ruggiero dell'Aquila passò ai Domenicani stabilitisi in Fondi intorno al 1215. Quasi rifatta nel 1466 da Onorato II, come da iscrizione posta sotto l'effigie del conte, sul portale gotico intagliato (Rinascimento), è ora in restauro per i gravissimi danni della guerra. Ad Onorato si deve anche il restauro dell'annesso grazioso chiostro quadrato, con ampio portico a bassi pilastri ottagonali ed archi ogivali formato da 23 colonne (20 ottagonali e 3 rotonde) che sostengono gli archi della terrazza. Ha un giardino nel mezzo. Anche il convento, originariamente dei Benedettini, passò ai Domenicani; soppresso nel 1652 da Innocenzo X, tornò alI'Ordine dei Predicatori tredici anni dopo. Fino a pochi anni fa, accoglieva il civico ospedale, che vi fu aperto nel 1828 dai frati Ospedalieri di S. Giovanni di Dio. Secondo una viva tradizione locale, riferita anche da molti viaggiatori, per qualche tempo S. Tommaso d'Aquino insegnò nell'antica sala capitolare, trasformata in infermeria, la quale mostra un interessante portale e due finestre, delle quali una con traforo gotico e l'altra a lancia. È certo che furono custodite nella cappella attigua le spoglie del Santo (+ 1274), portatevi da Fossanova, fino al 1367 quando il papa Urbano V ne ordinò il trasporto a Tolosa (Francla), come ricordano due lapidi. Prima della sua recente distruzione, nella prima metà del secolo XIII, il campanile, costruito in fondo alla chiesa, presentava una linea ancora imponente, in muratura a pietra tagliata, con larghe monofore a pieno centro, diviso da volte all'interno e coperto da una cuspide ottagonale (Serafini). Attualmente è sede dell'Auditorium Comunale.

Chiesa di San Bartolomeo

Fuori porta Roma vi sono gli avanzi di un'antica chiesa dedicata all'Annunziata, poi detta di San Bartolomeo. Unito alla chiesa esisteva un orfanotrofio. Nella colonna a destra del piccolo porticato che vi era fino al 1943 si leggeva la seguente iscrizione: "Nell'anno 1427 la cappela fu costruita per onorare l'Annunziata di Fondi, dal ricco Nicola Pietro de Lilla". Nella parete a sinistra della chiesa si conservava un magnifico quadro che riproduceva l'incendio di Fondi e la fuga di Giulia Gonzaga. La chiesa tolta al culto, fu affittata come fienile e fu distrutta da un incendio nella notte del 6 Ottobre 1871.

S. Giovanni Gerosolimitano

Si tratta di un fabbricato antico, manomesso, situato al margine della strada Appia, dopo il bivio per Lenola. A fianco vi è stata costruita una casa enorme non ancor abitata. E' facilmente individuabile perchè alle sue spalle s'innalza deturpata, la tomba che Francesco Antonio Notarianni attribuisce all'edile Fondano, Marco Ulpio, ed altri a Gavio Nauta. Dell'antica chiesa resta ancora visibile una parte della navata originale; l'altra fu abbattuta da una bomba nel secondo conflitto mondiale. Non si sa quando, sconsacrata, fu adibita ad abitazione rurale. La chiesa appartenne all'ordine degli Ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme, detto poi dei cavalieri di Malta. In essa vi era il pergamo cosmatesco che il vescovo di Fondi Comparini fece trasportare nella Chiesa di San Pietro, dove tutt'ora si può ammirare.

Chiesa di S. Maria del Soccorso

Il Campo Demetriano, che si distende sulle pendici del Monte Arcano, apparteneva all'antico Municipio Fondano. Questo nome deriva o da un tale Demetrio, che quì costruì la sua villa attratto dalla bellezza dei luoghi, oppure da qualche Tempio dedicato alla dea Cerere, detta Demeter, madre della terra. Al centro del Campo si ergeva il monastero di San Magno, reso celebre dal Protettore di Fondi Sant'Onorato, che lo edificò per ricordare il martirio di San Magno e di San Paternò, che furono uccisi nel V secolo dopo Cristo, insieme ad altri 1597 cristiani. A ricordo di questo martirio collettivo il luogo ebbe l'appellativo di "Valle dei Martiri". In questo monastero Sant'Onorato raccolse duecento monaci sotto la regola dello stesso Onorato, detta anteriormente a quella di San Benedetto. Il monastero di San Magno, divenuto benedettino nell'ultimo decennio del VI secolo dopo Cristo, fu governato sino al 1072, dagli abbati ordinari. In quell'anno passò all'Abbazia di Monte Cassino per donazione fatta dalla famiglia di Gerardo console di Fondi. Il monastero restò sotto la dipendenza degli abbati minori fino al 1492, anno in cui, con la Bolla Pontificia di Alessandro VI, passò alla congregazione olivetana, ordine benedettino fondato nel 1313 da Giovanni di Mino Tolomei. Fu riedificato, con una nuova forma architettonica, da Prospero Colonna nel secolo XVI. Il corpo di San Magno, in onore del quale era stata eretta la chiesa, riposò nella cripta fino all'anno 847. In quest'epoca fu rubato da un certo Platone di Veroli, trasportato in questa città e deposto nella chiesa di Sant'Andrea. Quì restò fino all'anno 877, anno in cui la città di Veroli fu invasa dai Saraceni e il capo di costoro, n certo Manuca, preso il corpo del Santo, lo vendette alla città di Anagni, dove tutt'ora si conserva.

Ex. Abbazia di S. Magno

Non si hanno notizie sull'origine della chiesa. Le prime informazioni ci vengono dal resoconto della visita che il vescovo G. B. Comparini effettuò a Fondi nel 1599: all'epoca la chiesa risulta in proprietà al Municipio di Fondi, ed era, stando alle parole della relazione, "ricoperta dalle paludi". Pochi anni dopo, nel 1610, essa passò alle congregazione dei Padri Gerolomini, che vennero ad abitare in un piccolo convento annesso. Ma dopo qualche anno, l'insalubrità dell'aria convinse i padri ad abbandonare la zona. La struttura architettonica decisamente insolita non favorisce i tentativi di stabilire l'epoca della costruzione; è probabile che vi siano stati interventi successivi con l'apertura del doppio portale sui lati corti a sostituire il primo ingresso che si affacciava sul tracciato antico della via Appia, e del quale si intuisce la presenza sulla parete a cui era addossato l'altare. L'epigrafe visibile sul pavimento menziona un Marcus Colelius Publi Filius della tribù Oufentina: non era quindi un fondano, ma piuttosto un abitante di Terracina. L'affresco sulla parete della sagrestia fu commissionato dalla stesso Comparini; risale agli inizi del XVII secolo. Raffigura Gesù crocifisso tra due santi di dubbia identificazione, perchè deteriorati dall'umidità. Nel ricco patrimonio della chiesa, ricordato dal Comparini, spiccavano due altari, un'acquasantiera, varie offerte votive dei fedeli, calici d'oro, drappi di seta. Tutto ciò oggi è scomparso. La relazione della visita del Comparini cita anche due immagini della Madonna col Bambino, poste ai due lati dell'ingresso, e rispettivamente di marmo e di alabastro: una di queste immagini è oggi visibile nel Museo Civico, ed è attribuito al Maestro Domenico Cagini. Si parla inoltre di due campane, una delle quali recentemente è stata recuperata e trasferita nel museo. L'iscrizione che corre sulla campana cita come committente Onorato II Caetani, nell'anno 1451. Dal momento che anche l'opera di Gagini è collocabile negli stessi anni, possiamo supporre che il conte Onorato II, da grande mecenate qual era, abbia provveduto alla ricostruzione di una preesistente chiesa, secondo una pratica seguita anche per San Francesco, Santa Maria, San Domenico, il Palazzo Baronale ed altri importanti monumenti fondani. Alcuni affreschi, ormai quasi illeggibili, potrebbero testimoniare l'antichità del primo nucleo di questa struttura. Opra una parete della chiesa c'era l'affresco della "Beata Vergine con in braccio il piccolo Gesù". Di esso resta un angelo che regge un candeliere. Il volto dell'angelo ha delle affinità con gli angeli di Cristoforo Scacco.

Madonna della Rocca

Il Santuario è situato in cima al Monte Arcano, dal quale si gode un ottimo panorama. La tradizione popolare attribuisce la costruzione di un'edicola a San Paterno durante la persecuzione dell'imperatore Decio, nell'anno 250 d.C. Forse furono i monaci di San Magno, tra i secoli X e XI, ad erigervi un oratorio. Ben conservato è l'affresco della Madonna, di autore ignoto. Nel 1800 la Chiesa di Sant'Angelo del Peschio, sul Monte Omonimo, venne chiusa al culto, ed il quadro di San Michele Arcangelo, olio su tavola del 1500, fu portato nella chiesa della Madonna della Rocca dove fu trafugato intorno al 1968.









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Pubblicato su: 2007-03-02 (1816 letture)

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