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Le arance di Fondi nei quadri del pittore Domenico Purificato
Arte&Sapori | 28 settembre 2014 | Roberta Cardinale
Le immagini del mondo contadino, i visi delle donne e dei pastori, le ragazze con i galli, i cavalli al pascolo, i gabbiani, i volti di parenti e di paesani, la figura di Pulcinella: questi sono i principali soggetti ritratti dal pittore Domenico Purificato, esponente dell’arte italiana dagli anni ‘30 fino ai primi anni ‘80.
Purificato fu introdotto nel mondo dell’arte da Libero de Libero, critico d’arte, narratore e poeta che fu direttore, dal 1935 al 1938, della Galleria della Cometa di Roma, fondata dalla Contessa Mimì Pecci Blunt. Purificato e de Libero si conoscevano bene, erano entrambi originari di Fondi, cittadina a metà strada tra Roma e Napoli.
Purificato si trasferì a Roma per studio all’età di diciotto anni e a ventuno anni, grazie a de Libero, ebbe l’opportunità di tenere una mostra alla Galleria della Cometa. Le sue abilità artistiche gli permisero di entrare a far parte della “Scuola Romana”, corrente pittorica costituita da un gruppo piuttosto eterogeneo di artisti attivi a Roma. Nei suoi quadri, però, non ritroviamo il rosso di Mafai e Scipione e nemmeno il “mito” della romanità o lo stile più avanguardistico di Cagli.
A Purificato interessava soprattutto il mondo contadino della sua Fondi; le sue visioni sono distanti dalla realtà cittadina di Roma. Aveva vissuto tra melograni, aranceti, ulivi, circondato da quelle stesse immagini della natura tanto care all’amico de Libero. Figlio di agricoltori, inizialmente fu guardato con un certo sospetto dagli intellettuali e letterati della “Cometa”.
Dopo la guerra aderì al movimento “neorealista”, ma possiamo dire che la pittura di Purificato è sempre stata “realista”, legata alla vita vera, alle scene agresti.
In alcuni suoi quadri compaiono le arance di Fondi, simbolo della città. In tempi più antichi le arance tipiche fondane erano quelle bionde, dolci, denominate dagli abitanti le “lampadine”. Successivamente questa qualità di arance diventò poco gradita al mercato per via dei troppi semi e si passò alla coltivazione dell’arancio tarocco, più richiesto e più pregiato.
Nel 1948-49 Purificato dipinse il quadro “Tre donne al mercato”, in cui sono raffigurate tre contadine con in testa dei cesti con le arance. Una delle tre tiene in braccio un gallo, un’altra figura tipica della sua pittura.
 

“Tre donne al mercato” (1948-49), di Domenico Purificato. Olio su tela, cm 100×140.

Nel 1954 approdò nel mondo del cinema, curando la scenografia, i costumi e lo studio del colore per il film “Giorni d’amore”, del regista Giuseppe de Santis, suo concittadino e amico. Alla sceneggiatura, insieme a De Santis, Petri e Puccini, partecipò Libero de Libero. Anche nel film c’è il “profumo” delle arance di Fondi, le arance d’oro della terra che aveva fatto nascere l’amore tra i due poveri contadini Angela e Pasquale, interpretati da Marina Vlady e Marcello Mastroianni. La splendida brochure di “Giorni d’amore”, realizzata dalla Excelsa Film e dalla Minerva Film, è appena stata ristampata dall’Associazione Giuseppe De Santis, in omaggio alle tre grandi figure che hanno dato onore alla città di Fondi: De Santis, de Libero e Purificato.


Ma il quadro in cui domina incontrastato il simbolo di Fondi è “Le arance”, dipinto ad olio su tela del 1976. Qui le protagoniste assolute sono le arance d’oro di questa “terra d’amore”, che splendono tra le foglie verdi sul fondo blu del cielo.

“Le arance” (1976) , di Domenico Purificato. Olio su tela, cm 100×120.