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Mondo Aurunco - Ventotene LT

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Il Mondo Aurunco reale è composto da un’estesa area collinare e montuosa che domina la costiera Tirrenica ed il bacino del fiume Garigliano che è il punto storico di divisione tra il Nord e il Sud dell’Italia. Questo sito virtuale ne intende raccontare storia, cultura, geografia umana nella presunzione di ricomporre quell’unità etnica frammentata in molteplici unità amministrative che ne hanno stravolto confini e tradizioni. Il sito di natura virtuale, e a disposizione di quanti intendano vedere pubblicati i propri studi e ricerche. E’ appena il caso di sottolineare che alcuni articoli sono presi dalla rete Internet e di cui appunto ci vogliamo avvalere per proiettare il mondo aurunco dalla sua storia alla realtà concreta in cui oggi vive. Questa nostra palestra di cultura generale e particolare aurunca intende essere un appendice del sito www.lacittadifondi.it in continuo arricchimento con gli interventi anche di quanti vorranno trarre dal cassetto i propri studi, ricerche, suggerimenti, proposte: noi li pubblicheremo. Invitiamo, perciò, quanti lo vorranno a collaborare con noi a questo progetto di salvataggio della memoria storica aurunca allo scopo di conoscere il passato quale presupposto del presente e fondamento del futuro. Auguriamoci Buon Lavoro

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Alcune eruzioni riconducibili a circa un milione e settecentomila anni fa (Villafranchiano antico), proiettarono fuori dal mare lave e materiali piroclastici che dettero vita, in breve, all'isola di Ventotene che venne così a costituire la parte superiore di un cono vulcanico.

Dopo la prima plasmatura la definitiva ossatura dell'isola si realizzò circa un milione e duecentomila anni fa, allorquando una nuova eruzione consoliderà la struttura dell'isolotto di S.Stefano.

Ventotene origini e porticciolo

Per Ventotene è accertata la presenza di materiale protostorico, rinvenuto circa quaranta anni fa in un terreno fra il cimitero ed il pendio occidentale dell'isola. Si trattava di reperti, per lo più ridotti a frustuli ceramici, relativi all'età del bronzo(secc. XVI-XVII a.C.).

Non deve sorprendere la presenza di un insediamento, anche se evidentemente riferibile ad un ridotto gruppo di capanne, in questo punto dell'isola. Infatti come per Ponza, anche a Ventotene nella scelta dei luoghi per la frequentazione, in epoca protostorica, si prediligevano i punti a ridosso del ciglio roccioso (per ovvi motivi di maggiore difendibilità) ma non lontani dai punti di approdo e di facile sfruttamento del suolo.

Sempre in età antica l'isola di Ventotene viene chiamata ora Pandaria, ora Pandotira. Solo a partire dal Medioevo prende corpo il fenomeno della progressiva deformazione lessicale dell'originario nome dell'isola, fino a giungere all'attuale nome "Ventotene", che molto probabilmente deriva dal termine "vento".

Dopo un lungo periodo di silenzio per tutta l'età repubblicana, durante la quale evidentemente l'isola risente del maggior sfruttamento di Ponza, Ventotene sale alla ribalta della cronaca a partire dallo scorcio del I sec. a.C. con la sua designazione a luogo di esilio, per vita dissoluta, di esponenti della famiglia imperiale. Spettò a Giulia il triste destino di inaugurare la serie di ospiti illustri dell'arcipelago pontino, sappiamo che nel 2 a.C. la figlia di Augusto fu relegata a Ventotene per violazione della lex iulia sulla moralizzazione pubblica, emanata da Augusto nel 18 a.C.

Ventotene - pescheria Romana
Nella parte centrale del banco roccioso
che si protende in mare, ai piedi dell'attuale faro, fanno ancora bella mostra di se i resti di una peschiera del tipo ex petra excisa, cioé scavata nella roccia, particolarmente raccomandata da Columella (il grande teorizzatore dell'ittocolutura, vissuto nel I sec. d.C.) per l'efficacia produttiva.

Le peschiere erano dotate sul fondo di canali per il ricambio delle acque, congegnati con una sorta di chiusura a saracinesca, così da impedire la dispersione in mare dei pesci; inoltre esistevano canali di collegamento tra le vasche attraverso i quali si facevano convogliare i pesci da uno scomparto all'altro. Oltre ad assicurare ai pesci un'acqua mai stagnante, si provvedeva anche a ricreare l'ambiente marino a loro congeniale mediante piccoli scogli coperti da alghe o anfratti ricavati nelle strutture e ancora, come a Ventotene, zone coperte e ombrose per proteggerli dal forte sole estivo.La realizzazione di peschiere rappresenta una delle caratteristiche del mondo romano, durante il I sec. a.C. negli ambienti di ceto sociale elevato si comincia a prediligere il pesce marino e le ville marittime della famiglia imperiale vengono dotate di peschiere sofisticate, mentre il pesce d'acqua dolce, continua ad essere apprezzato solo dalle classi povere.In particolare nella struttura di Ventotene, possiamo notare una tripartizione del complesso ittico.

Partendo dalla costa abbiamo due vasche coperte nelle quali tra l'altro sfociavano i condotti di acqua dolce per la miscelazione con quella marina, in cui i pesci potevano rimanere al riparo da sole e dal moto ondoso; qui potevano anche, grazie ai ricettacoli sommersi, procedere alla deposizione delle uova per una tranquilla nidificazione. In queste vasche l'agibilità interna era assicurata, soprattutto per il personale di servizio, da una banchina risparmiata nel banco tufaceo, oggi a pelo d'acqua ma anticamente emergente, larga circa 1 m. Questi ambienti, come mostrano ancora delle tracce, erano decorati con intonaci e stucchi colorati.

Segue poi un settore, quello centrale scoperto, caratterizzato da una grande vasca delimitata da una banchina, oggi sommersa, larga circa m. 1,50. La vasca era divisa in due da un diaframma in cui si aprivano due saracinesche. Nel vano meridionale era ricavata una orditura di murature circolari che delineavano concamerazioni nelle quali potevano circolare i pesci, guidati e obbligati nel percorso da una sapiente sistemazione di grate e paratie manovrabili dall'alto e fornite di fori calibrati per consentire il passaggio dell'acqua e nel contempo impedire la fuga dei pesci.

Il settore più avanzato era costituito da un avancorpo, risparmiato nel banco tufaceo, che fungeva da frangiflutto per proteggere il vivaio dalle mareggiate. Era questo il settore in cui venivano ricavati i canali di comunicazione con il mare che consentivano il regolare cambio delle acque. Gli stessi canali dovevano a volte servire, con la miscelazione dell'acqua marina e quella dolce, ad attirari i pesci dal mare immettendoli direttamente nella peschiera.

Venivano creati, a partire dalla fronte a mare, percorsi obbligati in cui attirare, con una dosata e crescente miscelazione con l'acqua dolce, i pesci cui, man mano avanzavano nella piscina, veniva impedita la fuga calando alle spalle le saracinesche. L'inizio dello sfruttamento edilizio dell'arcipelago può verosibilmente farsi risalire ai primissimi anni del regno di Augusto. Va tenuto presente che nel quadro dell'utilizzazione del suolo ai fini della realizzazione di ville residenziali, Ventotene offriva con la sua geomorfologia molto meno tormentata di quella di Ponza, un indubbio vantaggio.

A ciò va aggiunto il particolare interesse che Augusto mostrò di avere, a partire dal 29 a.C., nei confronti dell'isola. La particolare posizione di Ventotene, a metà strada tra le coste laziali e campane e la sua conformazione topografica dovettero far cadere l'attenzione di Augusto, o di chi per lui, su quest'isola. Sta di fatto che già nel 2 a.C. Ventotene era in grado di ospitare esiliati di rango imperiale.

Isola di Ventotene e di S. Stefano

I monumenti più significativi di Ventotene sono dati dalla grande villa (con il nucleo principale a Punta Eolo e padiglioni alla peschiera e complesso soprastante), dalle cisterne di alimentazione dell'acquedotto, dai resti (in via di totale depauperamento) della necropoli e del porto. Per quanto riguarda la cronologia dei monumenti,l'intera orditura topografica di Ventotene si può far risalire al momento di trapasso tra la Repubblica e l'Impero.

Probabilmente di pari passo con la fine dell'uso della villa come sede di esiliati imperiali (avvenuta alla fine del I sec. d.C. con Domitilla) anche tutto il patrimonio isolano risentì di un calo di sfruttamento a livello di impianti residenziali, quanto meno ad opera dell'apparato imperiale. Venuta meno pertanto la "necessità" di una utilizzazione di Ventotene, e poi anche di Ponza, è molto probabile che, in analogia con quanto accaduto nelle ville della non lontana penisola sorrentina, anche per Ventotene le splendide dimore residenziali cessarono la loro funzione con la fine del II sec. d.C.

La grandiosità delle strutture, sconsigliando, da un lato, la eventuale ristrutturazione integrale, poté, dall'altro, aver offerto lo spunto per una riutilizzazione parziale, cosa questa comunque verificatasi a partire dall'alto Medioevo.

La villa Giulia

La villa , detta comunemente di Giulia dal nome della prima esiliata, si distende per oltre trecento metri di lunghezza e circa cento di larghezza, sul promontorio di Punta Eolo.

Occorrerà solo un pò di attenzione per riconoscervi cortili, stanze, corridoi, giardini, cisterne, terme ecc., vale a dire tutto quell'insieme di elementi che costituivano l'intelaiatura della maestosa villa.

Quasi ovunque regna sovrana l'opera reticolata, affiancata qua e là da strutture in laterizio fatte di sole tegole: è questo un indizio sicuro per la cronologia dell'impianto originario che andrà fissata alla prima età augustea. Tracce di rifacimenti con mattoni, con rozza muratura o addirittura con strutture di recupero, si vedranno un pò ovunque, soprattutto in quelle parti maggiormente esposte all'azione combinata del vento e dei marosi

Ventotene - le cisterne e l'acquedotto
Al tempo dei romani l'approvvigionamento idrico veniva costantemente garantito dalla presenza, nelle zone abitate, di serbatoi in cui veniva convogliata, mediante vasche di raccolta e canali di immissione, l'acqua piovana. Il punto nevralgico del sistema di alimentazione di tutta l'isola è situato in posizione strategica e funzionale, quasi a metà dell'isola.

Non potendo contare, contrariamente ad es. a Ponza, su di una sorgente in grado di soddisfare costantemente le richieste idriche, a Ventotene si fece ricorso alla istallazione di due enormi serbatoi, capaci di raccogliere direttamente le acque piovane e indirettamente quelle di filtrazione.

Si crearono così due grandi contenitori nel lato meridionale dell'isola, così da poter captare e incanalare le acque di filtrazione provenienti dai displuvi a a monte e nel contempo raccogliere, per la loro particolare stutturazione, quanta più acqua possibile durante le periodiche precipitazioni piovose.

Faro Ventotene

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