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Le Origini Romane Sorgono nel territorio del Comune testimonianze d'insediamenti romani come l'approdo vinario in località Porto di Mola - Mortola e forse la stessa Vandra. Il castello, a cui è legata la vita del borgo, nasce intorno al X secolo. La sua posizione strategica è causa di dure contese per il suo dominio. In un documento dell'11 luglio 961 se ne attesta la cessione dai principi di Capua e Benevento al Monastero di San Salvatore.
Nel 1117 e nel 1343 due terremoti devastano molti centri della zona, tra cui Montecassino. Nel XIV secolo Montecassino prende possesso della fortezza.
Agli inizi del XVI secolo, con Camino e Mignano, Rocca d'Evandro è tra i possedimenti di Ettore Fieramosca. Poi nel 1534, conquistato il Regno di Napoli, Carlo V ne fa dono alla poetessa Vittoria Colonna per il suo contributo.
Medaglia d'argento al merito civile
Selciato romano località Mortola
«Comune strategicamente importante, posto sulla linea Gustav, durante l'ultimo conflitto mondiale si trovò al centro degli opposti schieramenti, subendo violenti rastrellamenti da parte delle truppe tedesche e devastanti bombardamenti alleati, che provocarono la morte e il ferimento di numerosissimi cittadini e la quasi totale distruzione dell'abitato. La popolazione, costretta allo sfollamento e all'abbandono di tutti i beni personali, dovette trovare rifugio nelle località vicine, tra stenti e dure sofferenze. Ammirevole esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio.»
— Rocca d'Evandro (CE), 1943 - 1944
La sua prima citazione storica è del 744, ma è possibile che un primo insediamento sia sorto a Vandra in seguito all’esodo delle popolazioni di "Casinum" ed "Aquinum" nel 582 che sfuggivano alle razzie dei loro insediamenti da parte del duca di Benevento, Zotone.
Le fonti medioevali documentano l’appartenenza della rocca ai conti di Teano.
Nel 1022 Enrico II confiscò queste terre al principe di Capua Pandolfo IV e le affidò all’abbazia di Montecassino
Le ostilità contro i cassinesi furono riprese da Pandolfo IV, per vendicarsi della prigionia patita in Germania.
Egli cedette ai Normanni una parte delle terre sottratte al monastero, affidando la Rocca ad un tal Todino (vassallo di Montecassino), che venne spalleggiato dai nuovi conquistatori dell’Italia meridionale, tanto che a ristabilire l’autorità cassinese giunse in Italia l’Imperatore Corrado II, che sgomberò la Rocca.
Dopo pochi anni i conti di Teano ne tentarono il recupero, ma senza riuscirvi.
Nel 1080 il principe di Capua Giordano I, nel confermare la terra di S. Benedetto nei confini segnati da Gisulfo II, vi aggiungeva il castello di Rocca di Vandra.
Dopo la morte di Giordano I, i monaci ebbero usurpata una parte dei loro beni.
Così nel 1091 Pandolfo, conte di Teano, abitante nel castello di Presenzano, cedette al monastero la sua parte della Rocca.
Nei tempi successivi, in particolare durante il periodo svevo, con la pace di S.Germano, nella zona vi fu un periodo di tranquillità.
Feudo di Ettore Fieramosca nel 1504, passò nel 1528 a Federico Monforte, che si ribellò all’imperatore Carlo V.
Ceduto a Vittoria Colonna nel 1534, il feudo pervenne ai Carafa, ai Muscettola ed ai Cedronio; infine appartenne ai Caracciolo, duchi di Marzano.
L’abitato, che ha subito trasformazioni a causa delle ricostruzioni del periodo post-bellico, conserva, in posizione dominante, il castello medioevale, edificato forse dai conti aquinesi del ramo dei Terame, discendenti di Landone I, che Federico II inserì tra le fortezze del regno da riparare in quel tempo.
Altro elemento significativo è la piazza centrale, che racchiude in se tutte le peculiarità dei centri medioevali, le caratteristiche pavimentazioni in pietra, la fontana in posizione semicentrale, l’irregolarità delle facciate che fanno da sfondo a piacevoli conversazioni.
Su piazza Fanelli prospetta inoltre l’imponente corpo della chiesa di S.M. Maggiore, cui si accede da una scala a doppia rampa.
La facciata, di spoglia semplicità, ha un portale trilitico che sorregge un timpano acuto, nel quale vi è l’immagine della Madonna in trono col Bambino.
Sulla sinistra vi è il campanile, d’origine medioevale, ma senza speciali caratteristiche e rialzato di 5 metri nel dopoguerra, perché potesse distinguersi meglio dal rimanente della costruzione, più sviluppata in altezza dopo un rifacimento settecentesco.
Si conosce la data di due campane: una del 1693 e l’altra del 1721.
L’interno, a navata unica, con stucchi barocchi ha altare maggiore e coro del ‘700.
La storia di Rocca d'Evandro è legata al suo castello, in possesso del monastero di Montecassino nel 1066, per ordine dell'Abate Desiderio, fu fatta fondere in Costantinopoli una porta con un pannello raffigurante il territorio in questione nel quale con tutti i possedimenti dell'Abbazia, risulta anche Rocca d'Evandro. Il castello ha subito nella storia due terremoti devastanti, nel 1117 e nel 1349. È stato più volte ricostruito ed è appartenuto a vari proprietari, tra cui il fisco fino al XV secolo quando è finito il feudalesimo.
Agli inizi del XVI secolo viene dato in concessione dal re Ferdinando a Ettore Fieramosca, eroe della disfida di Barletta e, in quegli anni, duca di Mignano. Data la posizione particolarmente inaccessibile, è un castello ambito da molti e più volte viene utilizzato come rifugio in situazioni di pericolo incombente. I monaci di Montecassino vi si rifugiano con tutti i loro tesori per sfuggire all'invasione del Regno di Napoli da parte di Carlo V, ma la fortezza viene espugnata dalla potente artiglieria del marchese di Pescara. Donato successivamente a Vittoria Colonna, vedova del marchese di Pescara, rientra nei possedimenti della
famiglia Sammarco.
Dopo l'estinzione di questo casato viene acquisito alle proprietà del fisco. Successivamente viene finalmente acquistato da Giandomenico Pelosi per conto della figlia Antonia in Cedronio. Sotto questo casato il castello risulta ampliato e fortificato. Dal 1980 il castello è di proprietà del Comune che lo acquista per salvaguardarne il patrimonio storico e recuperarlo come patrimonio culturale della collettività. Dal 1983 sono stati avviati lavori di restauro sotto la sorveglianza della Sovrintendenza per i Beni Ambientali, Artistici, Architettonici e Storici di Caserta e Benevento. La sua posizione strategica, che un tempo lo rese prezioso per gesta militari, oggi ben si presta ad un uso turistico e culturale.
Castello di Rocca D'Evandro CE
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