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Frùsino [1] (questo il
nome latino) era abitata anticamente dal popolo dei Volsci.
Frosinone fu più volte distrutta durante le invasioni
barbariche, rimanendo sempre dipendente dalla Roma papalina, con una
funzione principalmente agricola e militare. La leggendaria rocca
respinse tra l'altro i tentativi d’espansione dei Conti de Ceccano,
e protesse nei secoli i paesi vicini, scomparendo infine inghiottita
dal tempo e dalle mille battaglie. Nel duecento saranno gli anagnini
a tentare d’imporre il loro dominio, ma Frosinone aveva dalla
propria l'appoggio papale, che rese innocui i nobili d’Anagni. Agli
inizi del XIV secolo la città dovette cedere alla vicina e potente
Alatri, impegnandosi ad intervenire con propri rappresentanti al
"parlamento" alatrense e a partecipare alle spedizioni belliche
dell’alleato, mantenendo però le proprie insegne.
La città subì numerose
calamità, come un terremoto nel 1350, e le devastazioni da parte dei
Lanzichenecchi, che portarono il contagio della peste, con al
seguito truppe francesi e fiorentine, riguardo al Sacco di Roma.
L’ormai scomparsa rocca, distrutta in quel frangente, venne
ricostruita e attraversò i secoli restando oggi solo in rare stampe
e alcune leggende stropicciate.
Secondo alcune fonti il
portale principale sarebbe stato disegnato da Michelangelo
Buonarroti. Nuove distruzioni ci furono con l'occupazione degli
spagnoli in guerra contro Paolo IV nel 1556 e ciò spiega
maggiormente quanto la rocca di Frosinone sia stata nei secoli
strategicamente rilevante per il controllo di tutta la valle del
Sacco e per la difesa di Roma.
Dalla seconda metà del
Cinquecento la residenza dei governatori pontifici fu fissata in via
definitiva a Frosinone, e tra il Seicento e l'Ottocento conobbe
anche un considerevole incremento demografico, passando da meno di
duemila abitanti agli oltre diecimila del primo censimento dello
Stato italiano.
Frosinone" foto da: www.qviaggi.it

Frosinone fu testimone nel 1867 della Campagna
dell'Agro Romano per la liberazione di Roma con la Colonna Nicotera.
Di rilievo lo scontro con i garibaldini a Monte San Giovanni
Campano nella leggendaria Casina Valentini. Nel Museo nazionale di
Mentana sono conservati i cimeli della "Vendita" Carbonara "Nicola
Ricciotti" patriota mazziniano, amico intimo di Garibaldi, che
colpito da cotanto eroe morto fucilato con i fratelli Bandiera,
impose al proprio figlio il nome di Ricciotti Garibaldi.
Articolo di Simona Aiuti
Corso della Repubblica
Frosinone è posto non lontano dalla confluenza del piccolo fiume Cosa con il Sacco, corso d’acqua una volta navigabile fino a Colleferro. E situato all’incrocio fra diverse strade: quella diretta alla pianura Pontina e al mar Tirreno, quella per i monti Ernici e l’Appennino e quelle per l’Abruzzo e il Sud.
La città è raggiunta dall’autostrada del Sole, dalla ferrovia Roma-Napoli e dalla via Casilina, l’antica via Latina, che collega il Lazio con la Campania, attraversando l’intera provincia frusinate. A questo fascio di strade si collega una viabilità locale che fa di Frosinone, oggi come ieri, un punto nodale dell’intera valle del Sacco. L’attuale città sorge sui resti di diversi antichi insediamenti e gode di un’eccellente posizione panoramica: infatti, dall’alto della sua collina, si gode un vastissimo panorama della valle del Sacco, dei tanti paesi del circondano e dei monti che chiudono in tutte le direzioni l’ampia conca ciociara. Per il nome non esiste un’etimologia precisa e sicura: fra le ipotesi più accreditate vi è quella che fa derivare il nome della città antica dalla gens etrusca Fursina.
Torre "Cenciosa" foto da Frusino.it

Testimonianze di insediamenti dell’Età del ferro si sono trovate in diversi luoghi del territorio frusinate, sia nella città vera e propria che nell’agro, ma la presenza di un centro abitato vero e proprio è attestata solo in un periodo successivo. Reperti sono stati individuati nella località Fontanelle, ove pare si sia sviluppato parte dell’abitato volsco. Resti di ceramiche di periodi storici diversi sono stati rinvenuti nei costoni del “Bel vedere”.
La città sorse al confine fra il territorio volsco e quello ernico. Inizialmente pare che fosse stata una città volsca e che avesse aderito alla lega ernica ribelle a Roma; nel 306, dopo la grande vittoria dei romani, Frusino, questa la denominazione antica, venne saccheggiata e ridotta a prefettura e i capi della rivolta decapitati. Durante l’avanzata di Annibale il suo territorio fu devastato, ma la città non si arrese al cartaginese. Forse da questo episodio scaturisce l’appellativo onorifico attribuitole da Silio Italico Bellator Frusino. La città è menzionata da scrittori antichi, sia latini che greci, e alcuni di questi mettono in rilievo un’altra virtù degli antichi frusinati: l’operosità come lavoratori de campi. Giovenale esalta la tranquilla vita rustica di Frusino rispetto a quella caotica di Roma. Sembra che Cicerone abbia posseduto una villa nel suo territorio.
La città fu prefettura, municipio e, forse, colonia militare: in quegli anni venne cinta di mura e si arricchì di monumenti una parte dei quali è stata successivamente ritrovata. Altri sono stati sistemati in sedi diverse come una celebre statua rappresentante Marte, oggi in una collezione romana.
Non si hanno notizie certe sulla diffusione del Cristianesimo a Frosinone. Come in altre città del Lazio meridionale, anche nel capoluogo ciociaro è diffusa la leggenda di una predicazione di San Pietro; si crede anche che vi sia stata un’antica diocesi. Le fonti attestano che a Frosinone nacquero due pontefici: Sant’Ormisda il figlio, San Silverio; quest’ultimo avversato dalla corte bizantina, fu relegato nel l’isola di Ponza, ove morì.
[1] L'antica Frusino (Frosinone), di origine volsca nonostante sorgesse nel territorio degli Ernici. Ribellatasi a Roma nel 306 a.C., perdette per punizione un terzo del territorio, ottenne quindi la cittadinanza sine suffragio, divenendo municipio, al più tardi dopo la guerra sociale, e colonia, in età imperiale. Distrutta più volte durante le invasioni barbariche e passata alle dipendenze della Santa Sede ( XIII sec.), subì continue calamità fino al XVIII sec.: fu saccheggiata dai lanzichenecchi (1527), devastata dagli Spagnoli (1556), incendiata dai repubblicani francesi (1798). Capoluogo della Marittima e Campagna sotto l'Impero napoleonico, ebbe a soffrire il brigantaggio, in particolare durante la restaurazione del governo pontificio.
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