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La leggenda omerica, secondo una delle tante interpretazioni, localizza in Formia l'episodio dell'incontro tra Ulisse e la figlia di Antifate, re dei Lestrigoni. La sottoscrissero tra gli altri anche Cicerone, Grazio, Ovidio, Plinio il Vecchio. Città antica e bellissima, circa a metà strada tra Roma e Napoli, quindi, sita nello stupendo Golfo di Gaeta, che il Touring Club indica come uno dei luoghi dal clima più mite al mondo; "tepidario naturale", come ebbe anche a definirla il meteorologo Col. Bernacca.
E proprio per tale felice ubicazione geografica che si pensava, fin dall'antichità, che Formia si chiamasse così: derivando il suo nome, secondo Strabene, dal greco Hormiai; cioè "sito dall'approdo sicuro". Antichissimo e sicuro riparo è stato sempre il porticciolo detto di "Capo-sele", dal Principe Caposele - Carlo de Ligny - proprietario della villa poi acquistata da Ferdi-nando II di Borbone ed oggi di proprietà Rubino.
Formia panorama
Ad imponente difesa di questo piccolo e discreto porto furono erette antiche mura megalitiche. Tali mura documentano ancora l'antichità della città, le cui origini risalgono quindi ai tempi in cui le popolazioni tra il Liri e le paludi pontine si associavano in gruppi, detti pagi - che affidavano la loro difesa a siffatte opere di struttura megalitica.
Fu città volsca, ed ottenne da Roma nel 338 a.C. la "civitas sine suffragio", non essendosi opposta al passaggio delle legioni romane. Di Roma, Formia fu spesso amica ed alleata, come nelle frequenti guerre con i Sanniti, dal 327 in poi, o come nella guerra contro Annibale: proprio per questa lunga e provata amicizia, il Tribuno romano Valerio Tappone propose che a Formia fosse dato il diritto al suffragio.
Con lo "ius suffragi", connesso col successivo "ius bono-rum", vennero attribuiti a Formia i due supremi diritti che ancora le mancavano per essere, erme quindi divenne, "civitas optimo iure". Per la sua bellezza e per queste caratteristiche d'onore, Formia divenne l'ambita sede di riposo del patriziato romano, e numerose furono le ville che nacquero lungo tutta la costa, fornite di peschiere, bagni termali, ninfei, ed arricchite di collezioni statuarie. Tra i tanti possessori di ville formiane basti citare Mamurra, Cicerone, Cneo Pompeo, Nerva, Cassie, Scipione l'africano, che poi ebbe qui anche il sepolcro.
Formia Torre di Mola
Il destino di Formia, legato a quello di Roma, fu influenzato da tutti gli eventi del tardo impero e della decadenza. L'avvento del Cristianesimo trovò in Formia un'attiva sede episcopale ed un martire, che fu anche il primo Vescovo di Formia: S. Erasmo. Intorno alla metà del secolo IX la città fu quasi completamente distrutta dai Saraceni: degli abitanti, parte si rifugiarono sui monti Aurunci verso Maranola e Spigno e nel Castello di Itri, la maggior parte nel vicino promontorio di Gaeta, dove furono trasferite le reliquie del Santo e la sede vescovile.
Dopo la sconfitta dei Saraceni sul Garigliano nel 915, Formia risorse a nuova vita, ma negli stessi anni del secolo X se ne perse quasi il nome, mentre compare quello di Mola dato al borgo inferiore per i mulini mossi da un corso d'acqua, e presso i quali alla fine del secolo XIII fu eretta da Carlo II d'Angiò una torre facente parte di un piccolo fortilizio sul mare, una sorta di castello, che fece appellare come "di Castelmola" la famiglia Caetani, cui i sovrani di Napoli concessero la torre.
Tomba di Cicerone

Oggi resta un grosso torrione rotondo alto 27 metri, con avanzi della cortina merlata ed una bella porta del periodo aragonese: è la TORRE DI MOLA, quasi simbolo, oggi, della città di Formia. Quasi da contralto, sorse alla fine del secolo XIV la Torre di Castellone, o di S. Erasmo, ad opera del valoroso Onorato I Caetani, conte di Fondi e di Traetto, sul posto dell'acropoli e a difesa del borgo superiore, detto Casteinuovo e poi Castellone, saccheggiato da Renato di Vaude-mont nel 1527.
I due rioni, separati da campi ricchi di agrumeti (come mostrano carte corografìche dei secoli XVI e XVII) avevano fino al 1800 quattro porte: la porta di Capo Castello - detta "La Porta"-; la Porta del Ponte dal lato orientale; la Porta degli Spagnoli, detta poi la Porta dell'Orologio dal lato occidentale; la Porta del Maj orino dal lato settentrionale. Considerati per lungo tempo sobborghi di Gaeta, si eressero a Comune indipendente nel 1819 con la denominazione di "Mola e Castellone", che successivamente, dopo la costituzione del Regno d'Italia, fu mutata in quella, antica ed attuale, di Formia, con Regio Decreto del 13 marzo 1862 n. 507 ("Al nome attuale di Mola e Castellone - Terra di Lavoro - è sostituito quello di Formia").
Richiestissimo il materiale artistico ed archeologico di Formia, che potrebbe indubbiamente ospitare un Museo Archeologico di grande interesse, e per il quale un finanziamento della Cassa per il Mezzogiorno di alcuni anni or sono è arenato e non adeguatamente sollecitato. Non è questa la sede per esaminare i punti d'incontro artistico e gli itinerari che il Turista amante dell'arte potrebbe scoprire in Formia: tra i mille citiamo le numerose vestigia delle Ville romane, i borghi medioevali, i resti dell'anfiteatro romano, la Tomba di Cicerone, l'Antiquarium, le Peschiere romane, la cinta muraria e le torri, la fontana romana, l'acquedotto romano, e poi le bellissime Chiese ricche di tesori artistici.
Formia fontana romana
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