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Mondo Aurunco - Ceprano FR

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Il Mondo Aurunco reale è composto da un’estesa area collinare e montuosa che domina la costiera Tirrenica ed il bacino del fiume Garigliano che è il punto storico di divisione tra il Nord e il Sud dell’Italia. Questo sito virtuale ne intende raccontare storia, cultura, geografia umana nella presunzione di ricomporre quell’unità etnica frammentata in molteplici unità amministrative che ne hanno stravolto confini e tradizioni. Il sito di natura virtuale, e a disposizione di quanti intendano vedere pubblicati i propri studi e ricerche. E’ appena il caso di sottolineare che alcuni articoli sono presi dalla rete Internet e di cui appunto ci vogliamo avvalere per proiettare il mondo aurunco dalla sua storia alla realtà concreta in cui oggi vive. Questa nostra palestra di cultura generale e particolare aurunca intende essere un appendice del sito www.lacittadifondi.it in continuo arricchimento con gli interventi anche di quanti vorranno trarre dal cassetto i propri studi, ricerche, suggerimenti, proposte: noi li pubblicheremo. Invitiamo, perciò, quanti lo vorranno a collaborare con noi a questo progetto di salvataggio della memoria storica aurunca allo scopo di conoscere il passato quale presupposto del presente e fondamento del futuro. Auguriamoci Buon Lavoro

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Panorama Ceprano
Ceprano anni 1950 circa
foto da: www.ciociariafoto.com

Sito ufficiale Click sullo - stemma
Lo stemma del comune Click per il sito ufficiale
Si potrebbe sostenere che la vicenda di .Ceprano e tutta la sua storia siano legate più di ogni altra cosa a un ponte, dato che Ceprano esiste proprio a cagione di un ponte. Infatti la città è sorta in posizione strategica, lungo il Liri, nel punto in cui il corso si restringe favorendo così la costruzione di un collegamento fra le sponde.

Nel XVII secolo, il primo storico della cittadina, Vitagliano, ipotizzò che il toponimo derivasse da tal Cepario, un romano coinvolto nella congiura di Catilina che aveva proprietà in Terracina, e che non si sa bene perché, sarebbe stato inviato in esilio nella zona.

Altri studiosi pensano a una derivazione da San Cipriano, vescovo cartaginese, noto per il suo rigore, a cui si sarebbe votata, secondo una congettura, una colonia di cristiani africani, o comunque, di seguaci del santo, stabilitasi sul Liri.

Ceprano sorge al centro della valle Latina, lungo il Liri, ai confini meridionali del Lazio ed è il nodo più importante di una complessa rete viaria. La piana di Ceprano è il luogo in cui “condizionamenti geografici e storici [...] si ripetono puntualmente a distanza di secoli”, come sostiene l’archeologo Coarelli. Il Liri, infatti, è sempre stato un confine geografico e politico, sia per le antiche popolazioni sia per gli stati medioevali e moderni. Il fiume, inoltre, ha costituito un importante tratto d’unione fra l’Abruzzo, il Lazio meridionale e la costa tirrenica. L’importanza strategica del sito, abitato in epoche antichissime come testimoniano i resti di un insediamento lacustre, si evidenzia durante la guerra romano-sannitica quando i romani, sconfitti i sanniti, costruirono la via Latina attraverso il “passo di Ceprano”, collegando così tutte le colonie fondate nella pianura per fronteggiare gli insediamenti volsci e sanniti.

Una di queste colonie fu Fregellae, che alcuni scrittori locali identificano con Ceprano. In realtà le attuali ricerche archeologiche testimoniano che la città di Fregellae sorgeva sull’altipiano di fronte a Ceprano. Dopo la distruzione di Fregellae, probabilmente un piccolo villaggio derivò il nome dall’antico insediamento, mutandolo appunto in Fregellanum, così come è scritto nell' "Itinerario” di Antonino.


Medaglia per la Guerra del 1943

Cippo di Confino testimonianze su www.lalanternaarce.it

«Centro strategicamente importante, occupato dalle truppe tedesche impegnate a bloccare l'avanzata alleata sulla linea Gustav, fu oggetto di violenti rastrellamenti e razzie e di devastanti bombardamenti che provocarono vittime civili e la quasi totale distruzione del centro abitato. La popolazione, costretta a trovare rifugio nei paesi circostanti, seppe resistere, con dignità e coraggio, alle più dure sofferenze della guerra.» — Ceprano (FR), settembre 1943 - giugno 1944

Il Cristianesimo si diffuse rapidamente e la tradizione religiosa ha tramandato la presenza di San Paterno proveniente dal l’Africa e di San Magno poi venerato protettore di Anagni. Le numerose ondate di invasori germanici non furono arrestate dalle possenti mura difensive di Ceprano e solo dopo il Mille fu edificato il castello sul quale fiorirono due leggende: una è relativa ad un assedio dei saraceni, l’altra al presunto padre di papa Onorio I, Petronio Ceccano che avrebbe posseduto anche Ceprano.

Le prime notizie documentate risalgono al 1055, quando nel “Chronicon Casinenis” Ceprano viene citata a proposito di una chiesa posseduta dai monaci benedettini. La cittadina, saccheggiata dai normanni, fu sede di un incontro fra questi e Gregorio VII, e in seguito venne ripetutamente citata nei documenti del vescovo di Veroli da cui dipese sul piano religioso. Per la privilegiata posizione strategica, la Chiesa romana governò di rettamente la cittadina, nominando propri vicari o governatori. La “funzione di passo” di Ceprano fu anche sottolineata dall’insediamento dei templari nell’antica chiesa di San Paterniano, trasformata in un luogo d’ospitalità per i pellegrini del proprio ordine.

Per la particolare posizione del paese la grande storia coincide a Ceprano con la storia del piccolo centro. Dopo la già citata alleanza stipulata fra Gregorio VII e Roberto il Guiscardo è infatti da menzionare nel corso del XIII secolo un episodio riguardante Federico Il e gli svevi. Il 28 agosto 1230 infatti, l’imperatore, scomunicato, dovette far penitenza nella Chiesa di Santa Giusta, sul pianoro di Opri, alla presenza di tutto il suo esercito. Sullo stesso pianoro, di nuovo in lotta con il papa, Federico edificò Flagella, per controllare il passo di Ceprano. Anche il figlio di Federico Il, Manfredi, fu, nel 1254, costretto ad umiliarsi davanti al papa. Come è descritto da diversi cronisti, dovette aspettare il papa all’inizio del ponte e poi reggergli il freno del cavallo durante la “passeggiata” che Innocenzo IV volle fare più volte su e giù per il ponte. Il giovane principe subì anche l’umiliazione di veder distruggere Flagella, la città costruita dal padre.

Ceprano torna ancora negativamente nella storia di Manfredi quando i baroni locali, abbandonandolo, consentirono il passaggio dell’esercito angioino. L' episodio è stigmatizzato da Dante nell’Inferno: “A Ceperan là dove fu bugiardo/ Ciascun Pugliese” (XXVIII, 16-7) e, secondo una storia che sa di leggenda, ma quasi sicuramente vera, il ponte di Ceprano divenne la sepoltura dell’ultimo re svevo. Sconfitto e morto in combattimento Manfredi a Benevento, fu presa la decisione di seppellirlo in terra sconsacrata ma non potendo realizzare il proposito nel regno di Sicilia perché feudo papale, né negli stati del papa stesso, e non essendo opportuno, per ovvii motivi politici, far del cadavere un simbolo per i partigiani di casa sveva, si decise di tumulare il corpo sotto un pilone del ponte di Ceprano, in un luogo direttamente controllato dal papa e, contemporaneamente, in “terra di nessuno”. La leggenda è ricordata da Dante nel Purgatorio, nel suo incontro con Manfredi, con queste parole: “Or le bagna la pioggia e mo ve il vento / di fuor dal Regno, quasi lungo il Verde,/Dov’ei le trasmutò a lume spento” (III, 130-2).

Questa tradizione sarebbe confermata dalla scoperta di un sarcofago trovato nelle vecchie mura del ponte, che fu diroccato nel 1614, decorato con l’aquila sveva ed oggi conservato nella chiesa collegiata cepranese. Con la sconfitta degli svevi e la conseguente fine dell’annosa lotta tra papato ed impero per il possesso del regno del Sud, venne meno anche l’importanza strategica di Ceprano.

Nel XVI secolo, il castello fu preso dagli spagnoli, alleati con papa Paolo IV, durante la battaglia di Campagna. Va rilevato che solamente nel 1503 Giulio II aveva fortificato Ceprano. Papa Della Rovere favorì numerose iniziative, tra cui le importanti opere di bonifica del territorio circostante devastato dalla malaria, la terribile malattia endemica debellata solo nella seconda metà del Novecento. Durante il Cinquecento la ripresa di Ceprano fu sottolineata dalla costruzione di una chiesa, San Rocco, e dall’istituzione di una fiera. La vita nella cittadina migliorò notevolmente e l’abitato si sviluppò verso l’esterno della “terra murata” che segue il percorso della strada consolare.

Ceprano ponte a cascata sul Liri

Nel 1614-15 iniziarono i lavori per la ricostruzione del vecchio ponte crollato, opera effettuata nel quadro del rinnovamento di tutta la via Latina. Nel Settecento Ceprano seguì le sorti dei paesi del regno del Sud rassegnato ed inerte ma, alla fine del secolo, dopo la rivoluzione francese, si sviluppò un forte movimento filogiacobino che coinvolse molte famiglie. Fu la premessa dei sentimenti antiborbonici che caratterizzarono anche nel Meridione i ceti più evoluti negli anni del Risorgimento.

Poi l’unità d’Italia, le tensioni sociali, l’emigrazione, le guerre alle quali la popolazione diede il suo contributo. Nella seconda guerra mondiale, dopo l’armistizio del 1943, la zona di Ceprano divenne teatro di guerra: gli abitanti furono evacuati ma non mancarono azioni di sabotaggio contro l’esercito tedesco. Sei civili furono fucilati per rappresaglia. Alleati e germanici combatterono accanitamente per giorni fra le macerie dell’abitato. La ricostruzione dovette quindi iniziare da zero. I problemi erano grandi. Ad aggravarli ancor più ci fu anche una gravissima epidemia di malaria che colpì cinquemila degli ottomila abitanti. Soltanto l’uso del DDT consentì di por fine al flagello.


Fregellae fronteggiò l'avanzata di Annibale nel 212 a.C. distruggendo il ponte sul Liri. Prima della definitiva distruzione era un centro molto fiorente ed economicamente centrale nel Lazio meridionale, circondata da fertili valli con risorse idriche abbondanti. Nel 125 a.C. a seguito delle proposte politiche di Marco Fulvio Flacco che voleva estedere i diritti politici romani agli italici la città fu a capo di una rivolta presto sedata. La città fu distrutta e i cittadini deportati a Roma dove furono oggetto di processi e persecuzioni. Quanti erano rimasti fedeli al senato romano furono inviati come coloni a Fabrateria Nova sull'altra sponda del Liri, nei pressi della confluenza del fiume con il Sacco dove oggi è situata Isoletta frazione di Arce, circondata dal lago di San Giovanni Incarico. Il nome di Fregellae sopravviveva nella stazione di posta Fregellanum (oggi Ceprano), lungo la via Latina.

Resti Romani nel Museo Fragellae di Ceprano

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