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Mondo Aurunco - Castelforte LT

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Il Mondo Aurunco reale è composto da un’estesa area collinare e montuosa che domina la costiera Tirrenica ed il bacino del fiume Garigliano che è il punto storico di divisione tra il Nord e il Sud dell’Italia. Questo sito virtuale ne intende raccontare storia, cultura, geografia umana nella presunzione di ricomporre quell’unità etnica frammentata in molteplici unità amministrative che ne hanno stravolto confini e tradizioni. Il sito di natura virtuale, e a disposizione di quanti intendano vedere pubblicati i propri studi e ricerche. E’ appena il caso di sottolineare che alcuni articoli sono presi dalla rete Internet e di cui appunto ci vogliamo avvalere per proiettare il mondo aurunco dalla sua storia alla realtà concreta in cui oggi vive. Questa nostra palestra di cultura generale e particolare aurunca intende essere un appendice del sito www.lacittadifondi.it in continuo arricchimento con gli interventi anche di quanti vorranno trarre dal cassetto i propri studi, ricerche, suggerimenti, proposte: noi li pubblicheremo. Invitiamo, perciò, quanti lo vorranno a collaborare con noi a questo progetto di salvataggio della memoria storica aurunca allo scopo di conoscere il passato quale presupposto del presente e fondamento del futuro. Auguriamoci Buon Lavoro

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Un po di storia di Castelforte dalle origini fino ai giorni nostri Castelforte, sito nel confine sud-est Regione Lazio, è il Comune più medievale della provincia di Latina: il fiume Garigliano lo divide dalla Regione Campania; confina a nord-nord-est con i Comuni di Coreno Ausonia, Vallemaio e Sant’Andrea sul Garigliano, tutti nella provincia di Frosinone e con il Comune di SS. Cosma e Damiano con un territorio ancora in corso di definizione dopo una controversa questione plurisecolare. Non si hanno notizie esatte sull’epoca della nascita di Castelforte, il cui nome trae dal latino Castrum Forte, forse dovuto alla posizione strategica della sua ubicazione posta alle estreme propaggini sud-orientali del massiccio dei Monti Aurunci, gli antichi Montes Vescini.

Forse sorse a difesa del retroterra od anche come rifugio degli abitanti dei centri costieri, in posizione tale da dominare la piana del Garigliano. Castelforte ha l’impostazione urbana di una pizza d’armi, come può rilevarsi dalla cinta muraria munita di torrioni circolari, dalla porta di accesso e dal maschio imponente, punto di avvistamento e di comunicazione con le altre fortificazioni della zona. Figlioli ed altri illustri studiosi, in contrasto con le tesi de Maiuri e di Tommasino ed anche di Pietro Fedele, vogliono che Castelforte sia sorta sulle rovine di Vescia, la Città capitale della Pentopoli aurunca distrutta dai romani nel 314 a.C. Pur esistendo in tutto il territorio di Castelforte una grande quantità di vestigia, non si hanno dati storici esatti dell’epoca romana e preromana all’infuori di quelli relativi alle imponenti Terme Vescinae databili con certezze al 3° secolo dell’Impero.

Le origini di Castelforte risalgono indubbiamente a prima del 1000. Non è azzardata l’ipotesi che i primi insediamenti avvennero tra l’881 ed il 915, allorché per sfuggire ai saraceni che si erano stabiliti nella pianura del Garigliano ed in riva destra del fiume con un campo trincerato, base delle loro scorrerie, la gente che vi abitava si rifugiò in collina.

Il Muratori ne abitava la fondazione propria ai saraceni, agli sbandati e ai superstiti, dopo la battaglia del 915. Nella località tuttora chiamata Vattaglia (voce dialettale di battaglia) si ebbe nell’agosto 915 il duro scontro delle truppe della lega cristiana guidata dal papa Giovanni X alla quale avevano aderito Atenolfo II di Capua e figlio Landolfo II, Guasinaro II di Salerno, Gregorio IV duca di Napoli, Giovanni I e l’imperatore-bizzantino che inviò lo stratega Picingli. Le truppe pontificie erano comandate dal duca di Spoleto Alberico. La vittoria cristiana sui saraceni pose fine al lungo periodo di terrore, di rapine, di desolazione e di rovine nella Terra di San Benedetto durante il quale fu distrutta anche il Monastero di Montecassino.

Oltre alla località Vattaglia, Saracinisco e Velluta, sussistono oggi vari nomi di località, cognomi di famiglia e diverse voci dialettali il cui esito risalente alla lingua araba ricordano ancora dopo un millennio, l’occupazione saracena del nostro territorio.
Per Suio, la frazione più importante del Comune, si possono desumere dati più certi. Sorta prima di Castelforte ebbe importanza principalmente sotto la Signora benedettina. Forse fu donata dall’Ipata di Gaeta Giovanni III e compiuto nel 935 da Giovanni IV, succeduto nel dominio di Suio.

Il Castello era posto in posizione tale da costituire un ottimo punto di vedetta e di guardia del fiume Garigliano, che era una importante via fluviale per le comunicazioni tra Montecassino ed il mare. Nel 1083 il Conte Ugo figlio del Magnifico Docibile di Gaeta dona al Monastero di Montecassino la metà a lui appartenente, del Castello di Sui. Questa donazione non ebbe seguito ma fu rinnovata dallo stesso Conte Ugo nel 1040 limitata però ad un quarto, in quanto L’altro quarto era andato al figlio Giovanni nato nel frattempo. Anche Giovanni confermò nel Abbazia Cassinese nel 1078 quando il principe normanno di Capua Giordano I donò a Montecassino anche la metà che questi aveva spogliato al Conte di Suio.

Nell’ottobre del 1079 l’abate Desiderio concesse agli abitanti di Suio un privilegio, dopo quello fatto a Traietto nel 1061 non meno ampio del primo. Questi privilegi concessi dall’abate Desiderio alle nuove terre acquisiti dalla Signoria di Montecassino furono detti anche “Chartae libertatis” a “Carte di franchigia”. Il Castello di Suio fu concesso in feudo nel 1083 a un Goffredo, denominato Mauro e nel 1090, alla morte di questi, a Riccardi II dell’Aquila che deve considerarsi in primo Conte di Suio di questa famiglia e che tenne il titolo tra il 1031 ed il 1111.

Alla morte di Riccardi il Castello di Suio venne occupato da Alessandro di Carinola che aveva sposato Ringarda, vedova di Riccardi dell’Aquila. Alessandro fu scacciato dai cittadini di Suio per il suo fiscalismo e con l’aiuto di Roberto di Capua il Castello passò nuovamente a Montecassino.

Il Castello di Suio era una delle prime terre a subire le violenze degli attaccanti in ogni sommovimento. Nel 1123 fu saccheggiato da Rao di Reale, signore di Teano che costrinse l’intervento di Papa Callisto II; quindi ancora da Rao con Riccardo di Carinola. Nel 1126 fu occupato da Goffredo I dell’Aquila.Dopo il 1127 il possesso dell’Abbazia fu sporadico e aleatorio. Nel 122 in Suio, dove aveva trovato rifugio, fu catturato dalle truppe di Papa Callisto II l’atipapa Gregorio VIII (Maurizio Bourdin). Dopo questo periodo esistono forti dubbi sulla vera autonomia della Contea di Suio e sulla titolarità della Signoria.

Nei primi anni dell’esistenza di Castelforte forse il piccolo agglomerato fu casale di Suio. Dopo la battaglia di Benevento del 26 febbraio 1266 combattuta e vinta da Carlo d’Aangiò contro il Re Manfredi, e che segnò l’inizio della potenza angioina in Italia, Castelforte è tra le città che mandarono una propria delegazione al campo del vincitore a rendergli omaggio.

Dalla famiglia dell’Aquila, Castelforte e Suio, passarono alla famiglia Caietani con il matrimonio di Giovanna, unica erede di Riccaardo III, che sposò Roffredo III Castani, nipote di papa Bonifacio VIII, che diventa Contea di Fondi nel quale erano incluse la nostra terra. Con la signoria della famiglia Caetani Castelforte e Suio attraversarono un periodo di relativa pace e di tranquillità anche se nella famiglia stessa si ebbero dissensi sia per lo scisma d’occidente con l’elezione a Fondi nel 1374 dell’antipapa Clemente VII patrocinata e sostenuta da Onorato I e sia per le contrapposizioni dei vari membri della famiglia negli schieramenti dei pretendenti al trono dell’Italia meridionale.

Nel 1329 molti cittadini di “Castri Sugii” che col permesso di Re Roberto d’Angiò nel 1320 si erano stabiliti in pianura per coltivare i campi, a causa della malaria e di altre malattie che avevano decimato questa popolazione, vennero in “Castri Forte” che era assurto come il centro più importante della zona. A Castelforte sostò Consalvo di Cordova comandante dell’esercito spagnolo inviato da Ferdinando II il Cattolico per la conquista dell’Italia Meridionale. Ai piedi di Suio fu gettato un ponte sul Garigliano che permise all’esercito spagnolo di assalire le truppe francesi che asserragliate intorno alle rovine dell’antica Minturnae non s’aspettavano questo attacco.

La battaglia del Garigliano del 29 dicembre 1503 che pose definitivamente termine al dominio francese nel meridione d’Italia,significò anche “l’asservimento definitivo” di molta parte del territorio italiano agli stranieri, selvaggio che doveva perpetuarsi ancora per molti secoli. Questa vittoria dovuta principalmente all’abilità strategica di Bartolomeo D’Alviano che fu il vero artefice della Battaglia del Garigliano, vide impegnato nei contrapposti eserciti (spagnolo da una parte e francese dall’altra) i maggiori condottieri italiani del tempo. Ai Caetani nel 1497 nella contea di Fondi subentrò Prospero Colonna che in seguito alla battaglia del Garigliano ebbe rinnovato il possesso.

Vespasiano Colonna successe al padre Prospero nel 1503 e dopo la sua morte il feudo fu ereditato dalla figlia di primo letto Isabella. Nel 1570 ad Isabella subentrò il figlio Vespasiano II nato dalle nozze con Luigi Gonzaga ed a questi la figlia di Vespasiano Isabella che sposò nel 1591 Luigi Carafa, principe di Strigliano, a cui portò in dote la Contea di Fondi e quindi anche Castelforte e Suio.A Luigi Carafa di Strigliane e Isabella Gonzaga che governarono queste terre dal 1591 al 1602, dopo alterne vicende di famiglia successe nel 1624 la nipote Anna Carafa figlia del premorto figlio Antonio. Questa sposò nel 1636 don Filippo Raniero Guazman (viceré di Napoli dal 1637 al 1644) a cui successe il figlio don Nicola Carafa Guzman, principe di Stigliano che governò sino al 1689. Morto senza lasciare figli o altri legittimi necessari, i “suoi feudi furono devoluti alla Regia Corte”.

Questa mise in vendita le terre cadute in successione (Castelforte, Suio, ecc.) che nel 1691 furono aggiudicate al Conte don Antonio Carafa della Spina, la cui famiglia ne mantenne il possesso sino al principio del 1800 quando sotto la spinta della rivoluzione francese fu abolita la feudalità. Sotto Alfonso d’Aragona i feudi di Traietto, Castelforte e Suio, costituirono una baronia del segno, attribuita ad Alonso di Cardines di antica nobiltà casigliana, che tra le cariche di corte ebbe quella di maggiordomo dell’infante don Pietro e aio di Alfonso duca di Calabria e tra quelle pubbliche fu consigliere del Collaterale, viceré di Gaeta e di Terra di Lavoro.

Per quasi due secoli nessun fatto sensazionale si verificò in queste zone. Dopo la conquista di Roma e la proclamazione della repubblica Romana (15 febbraio 1798) le truppe francesi del Gen. Rey e dopo la capitolazione di Capuqa (11 gennaio 1799) i francesi, schiacciata sanguinosamente al resistenza opposta dai lazzaroni, il 23 successivo occuparono Napoli e vi proclamarono la Repubblica Partenopea. In questo periodo rifulge l’eroismo dei castelfortesi che insorgono contro gli invasori e contribuirono con due compagnie di volontari alle truppe a massa di Fra Diavolo. La prima compagnia di 105 uomini era comandata da Filippo Gionta, la seconda di 93 uomini comandata da Giuseppe Vellucci. Figura eminente fra i volontari castelfortesi fu il sacerdote Don Benedetto Corra che partecipò alla lotta con la qualifica di cappellano.

Castelforte fu assediato dalle truppe Gallo-Polacche del gen. Dambroski ed espugnata dopo un eroica resistenza, nel giorno di Pasqua del 1799. I morti castelfortesi furono 34 ai quali devono aggiungersi altri dei Casali di SS. Cosma e Damiano. Molti furono i caduti tra gli assalitori. Nei combattimenti contro i castelfortesi “cadde tra gli altri il valoroso capo battaglione Elia Tremo, aiutante di campo del generale Dombroski”, comandante delle legioni gallo-polacche.

La strage di Pasqua del 1799 fu rappresaglia e vendetta contro la popolazione di Castelforte che in una impari lotta, in difesa della propria libertà, osò affrontare il più potente esercito dell’epoca.

Panorama di Castelforte

Nel 1807 Suio fu aggregato definitivamente a Castelforte per mancanza di popolazione. La nostra gente fu interessata alla carboneria che in Castelforte costituì una vendita ed alla Grande Unione dell’Unità d’Italia, associazione segreta ispirata alle idee mazziniane. Molti castelfortesi furono imprigionati e subirono un lungo processo (anno 1848) dalla Gran Corte Criminale di Santa Maria Capua Vetere.

Sul Garigliano si concluse la marcia vittoriosa delle Camice Rosse di Garibaldi nel 1860. Dopo la battaglia del Volturno tra i garibaldini ed i borbonici l’esercito napoletano si ritirò sul Garigliano, era il26 ottobre 1861, dove si ebbero episodi eroici in entrambi gli schieramenti dove italiani combattevano altri italiani.

Dopo lo sconto del 29 ottobre, l’esercito borbonico il 2 novembre comincia la ritirata verso Mola di Gaeta per asserragliarsi nella fortezza dove resistette alcuni mesi prima di arrendersi alle truppe piemontesi che avevano sostituito i volontari di Garibaldi.

Castelforte doveva ancora tragicamente assurgere alla ribalta della storia nel 1943-44 durante la risalita delle truppe alleate verso Roma. Per oltre nove mesi il nostro0 paese fu sottoposto ad incessanti bombardamenti; la nostra gente fu sottoposta dagli occupanti tedeschi a vessazioni inaudite. Distruzioni immani, ancora eventi, sono state causate a Castelforte; centinaia di nostri concittadini sono morti per i cannoneggiamenti, trucidati dai tedeschi, per gli stenti per le mine e gli scoppi di residuati di guerra.Quasi tutte le famiglie della nostra comunità sono state colpite, molti cittadini feriti ed invalidi. RICORDI DI GUERRA Dopo l’ 8 settembre 1943 i tedeschi comparvero a Castelforte, prima in pochi e poi sempre più numerosi. Subito cominciò la fuga degli uomini verso i monti per sfuggire ai rastrellamenti che si intensificano di giorno in giorno.

Il 25 settembre un tracotante bando ingiunse a tutti gli uomini compresi tra le classi 1900-1925 di presentarsi alle autorità germaniche. Ben pochi ri8sposero all’appello, e diversi di questi fuggirono dai convogli che li trasportarono verso il Brennero . Un altro bando del 16 ottobre annunciò che entro il successivo giorno 17 ottobre tutto, il paese doveva essere sgomberato. L’intera popolazione con un esodo dall’aspetto biblico in poche ore si rifugiò sulle alture circostanti il paese.

I tedeschi, quando gli alleati raggiunsero il Volturno, si ritirarono dietro la linea Bernhard detta anche Reinhard predisposta in territorio campano nei pressi del fiume Garigliano. Una seconda linea detta “Gustav” venne predisposta dalla costa tirrena sino all’Abruzzo. Sulle rive del Garigliano e lungo la costa, i tedeschi posarono 24.000 mine che facevano considerare questo settore sicuro. Su questo lato schierarono la 94° Div. Fanteria.

Gli alleati di fronte posero la 5° Armata, che comprendeva il II Corpo U.S. (34° e 36° divisione) ed il X Corpo Britannico. Sino alla fine del 1943 e nel gennaio 1944, Castelforte fu sottoposto a continui ed intensi bombardamenti terreni e navali. La sera del 17 gennaio 1944, dopo molte ore di cannoneggiamento, ebbe inizio quella che in seguito fu chiamata la prima battaglia di Cassino.

Mentre la 5° div. Britannica doveva occupare Minturno alla 56° div. Britannica venne affidato il compito di conquistare Castelforte. La 169° Brigata del gen. Tompler passato il fiume conquistò Monte Castelluccio e il paese di Suio, mentre la 167° Brigata puntava verso Salvatiti. Malgrado i contrattacchi tedeschi gli alleati erano riusciti a creare una testa di ponte profonda quasi due chilometri nelle posizioni del 276° Reggimento Panzer-Granadier. Occupato Minturno e tufo il 18 gennaio con la 13° Brigata, gli alleati raggiunsero l’Ausente. Ma in aiuto della 99° div. Tedesca del gen. Steinmata giunsero le truppe dell’11 Corpo paracadutisti comandate dal gen. Schlemm, quella della 29° div. Del Ten. Gen. Fries e quella della 90° Div. Panzer Grenadier del Ten. Gen. Lungarhausor.

Il violento contrattacco tedesco costrinse gli alleati a ritirarsi. Ma nella ritirata mantennero una consistente testa di ponte al di qua del Garigliano. Tra la fine di gennaio ed il principio di maggio del 1944, Castelforte fu sottoposta a moltissimi bombardamenti che oltre alla distribuzione del centro abitato causarono centinaia di morti e feriti, mentre i tedeschi occupati perseguitavano l’inerme popolazione superstite con continui rastrellamenti e rappresaglie. Nel frattempo gli alleati di fronte a Castelforte schieravano il Corpo di spedizione francese motorizzata “France libre” del gen. Brossat; una div. Di fanteria algerina comandata dal gen. Sevez e tre Tabors Gonnier (truppe marocchine), oltre ad una Brigata corazzata: complessivamente 100.000 uomini di cui 12.000Gounnier.

Alle ore 23000 dell’11 maggio 1944 tutta l’artiglieria della 5° e 8° armata oltre 2.000 cannoni di ogni calibro iniziarono un violento bombardamento. Nel settore della 5° armata i 600 pezzi di artiglieria schierati lasciarono nella posizione tedesche 173.941 colpi nelle prime ore dell’attacco. Alle ore 23:31 dello stesso 11 maggio iniziò l’assalto delle fanterie. I tedeschi reagirono con un violento fuoco di artiglieria e di mitragliatrici. Ad un certo momento si pensò che si fosse avuto ancora un attacco inutile al punto che qualcuno propose finanche il ritiro delle truppe attaccanti sulle posizioni di partenza. La prima posizione conquistata nel nostro territorio fu Monte Faito, quindi Monte Fuga, Furlito e Tolarzo. Alcune posizioni furono perdute e riconquistate.

Una colonna comprendente il 4° Regg. Fanteria, due battaglioni carri, e un battaglione da ricognizione Spahis alle prime ore del giorno 12 discesero verso Castelforte presidiato dal 194° Reggimento granatieri. Il 350° Regg. Fanteria dell’88° Div. Prima dell’alba del 12 conquistò Monte Cianelli, il colle di Santa Maria del Monte e Ventosa. Alle ore 10:10 dello stesso giorno il 2° Battaglione della 4° Div. Fanteria Tunisina al comando del colonnello Lambilly occupò SS. Cosma e Damiano e quindi completò l’accertamento di Castelforte. Infatti il 1° Batt. Del 4° regg. Fanteria tunisino della 3° div. Algerina aveva occupato Monte Siola e puntava verso Monte Cascheto.

Nella giornata del 12 gli assalti ripetuti per conquistare Castelforte furono sanguinosi e continui. Alle 17:00 la situazione veniva considerata dagli alleati in maniera pessimistica, anche se i combattenti nord-africani si trovavano in prossimità delle prime case del paese. Dalla collina di S. Martino due plotoni di fanteria e parte del reparto corazzato entrarono nel paese di Castelforte . Erano le 17:20.

La lotta per la conquista completa dell’abitato continuò per tutta la notte. Si combatteva nelle case, corpo a corpo. Fu un massacro. La conquista di Castelforte permise agli alleati di travolgere le resistenze della linea Gustav la conquista di Cassino e l’apertura della via per Roma.

Le operazioni belliche nel territorio di Castelforte hanno causato ingenti perdite umane ed immani distruzioni. Il centro abitato ha subito una distruzione del 100% e del 95% nel resto del suo territorio. Il sacrificio della nostra gente così può sintetizzarsi:
- militari caduti e dispersi n……………………………………………………………….....87
- civili morti per fatti di guerra n………………………………………………………...284
- civili trucidati dai tedeschi n…………………………………………………………………33
- ragazzi e giovani inferiori ai 18 anni morti per causa bellica n...89
- civili morti durante la deportazione n.....................................73
- civili morti per stenti n........................................................190
- civili dispersi n……………………………………………………………………………………....18
Totale caduti n.…………………………………………………………………………………..….774

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