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Mondo Aurunco - Campodimele LT

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Il Mondo Aurunco reale è composto da un’estesa area collinare e montuosa che domina la costiera Tirrenica ed il bacino del fiume Garigliano che è il punto storico di divisione tra il Nord e il Sud dell’Italia. Questo sito virtuale ne intende raccontare storia, cultura, geografia umana nella presunzione di ricomporre quell’unità etnica frammentata in molteplici unità amministrative che ne hanno stravolto confini e tradizioni. Il sito di natura virtuale, e a disposizione di quanti intendano vedere pubblicati i propri studi e ricerche. E’ appena il caso di sottolineare che alcuni articoli sono presi dalla rete Internet e di cui appunto ci vogliamo avvalere per proiettare il mondo aurunco dalla sua storia alla realtà concreta in cui oggi vive. Questa nostra palestra di cultura generale e particolare aurunca intende essere un appendice del sito www.lacittadifondi.it in continuo arricchimento con gli interventi anche di quanti vorranno trarre dal cassetto i propri studi, ricerche, suggerimenti, proposte: noi li pubblicheremo. Invitiamo, perciò, quanti lo vorranno a collaborare con noi a questo progetto di salvataggio della memoria storica aurunca allo scopo di conoscere il passato quale presupposto del presente e fondamento del futuro. Auguriamoci Buon Lavoro

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tronco di albero secolare
Campodimele panorama

Sito ufficiale Click sullo - stemma
Lo stemma del comune Click per il sito ufficiale
Giace in collina, tra una corona di monti che culminano nel Faggeto (m. 1259) e guarda il Santuario della Civita. Si vuole sorto da Apzola, di cui fanno menzione PLINIO (Nat. hist., III, 5) e LIVIO (1, 15).
È cinto di mura, con undici torri in buono stato. "In dicta terra non è altra fortellecze se no che tusto lo corpo de la terra se chiama lo Castello de Campodemele, (1491). E ricordato (Campu de Melle) nel citato testamento del duca di Fondi Littefreda (seconda metà del secolo XI) con Ynola e con altri castelli, tra i quali Ambrifi, di cui si vedono gli avanzi nel suo territorio, su un monte.
Fece parte della contea di Fondi. Nel 1647 fu comprato da D. Maddalena Miroballo, moglie di Troiano, il quale fu reggente del Collaterale, " per impetrar il titolo sopra detta terra", che fu rivenduta nel 1674 al Principe di Stigliano per ducati 5.000.
Dal 1818, soppressa la diocesi di Fondi, è con Monte S. Biagio e Lénola sotto la giurisdizione gaetana. Da menzionare il monastero diruto di S. Onofrio, patrono del paese (festa 12 giugno), che un tempo appartenne ai monaci cassinesi.
Nella chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo, trittico della Vergine tra S. Sebastiano e S. Rocco; dipinto su tavola di m. 1,60 X 0,78 (residuo di un trittico) raffigurante la Vergine in trono col Bambino, con la firma "Gabriel Feltrensis 1578 " ; alla parete centrale dell'altare maggiore, S. Michele Arcangelo, quadro di m. 3 X 2, di ANTONIO SICUREZZA (1956).

Campodimele visto dall'alto
L'origine dell'abitato viene attribuita ai superstiti dell'antica città latina di Apiola, ricordata da Plinio il Vecchio (Nat. Hist. III, 5) e Tito Livio ( (1, 5) come conquistata e distrutta nel VI secolo a.C. da Tarquinio Prisco, quinto re di Roma, nel corso delle guerre per la supremazia nel Lazio. Il nome di Apiola, etimologicamente derivato da "api", sarebbe stato trasformato in Campus Mellis, ovvero "Campo di Miele".
Le prime notizie certe di un centro abitato e fortificato con questo nome si hanno tuttavia solo con l’arrivo dei Longobardi nel VI secolo d.C. Nel VII secolo fece parte verosimilmente dei possedimenti del monastero di Montecassino e fu probabilmente interessata nel corso del IX secolo dalle incursioni saracene, che giunsero a distruggere Montecassino nell’anno 883.
A partire dal 916, Campodimele fu oggetto di contesa per il possedimento di terre sul confine tra il ducato di Gaeta, che aveva incorporato dall’876 i feudi di Fondi e Traetto (l’odierna Minturno), ed il monastero di Montecassino. Nel 1072 i conti di Fondi donarono i loro beni, tra cui “Campo de Melle” ed il convento di Sant'Onofrio, al monastero di Montecassino, e nel 1087 l’abate Desiderio, divenuto in seguito papa Vittore III, fece scolpire sul portale della basilica, tuttora esistente, il nome di ”S.Onophrius de Campo de Melle”, insieme a quello di tutti gli altri possedimenti acquisiti dalla “Terra de Sancti Benedicti". Nel 1158 in una bolla di papa Adriano IV Campodimele è citato tra i paesi che dovevano “rimanere in perpetuo’ nella diocesi di Gaeta.
Nel 1384 passò alla famiglia Caetani e Onorato I assunse l’amministrazione per conto di Luigi II d'Angiò. Il paese fu compreso nel territorio “della Campagna, della Marittima delle Terre di Lavoro”. Nel 1492 il territorio dell’intera contea di Fondi, fu compreso nei possedimenti di Prospero Colonna, capitano delle truppe pontificie, quale ricompensa per la fedeltà da lui dimostrata al re di Napoli.
All’inizio del XVII secolo il paese divenne proprietà dei Carafa di Stigliano e nel 1647 fu venduto a donna Maddalena Miraballo, moglie di Troiano, che a sua volta la rivendette nel 1674, all’ultimo erede dei principi di Stigliano, il più ricco feudatario del regno di Napoli, per 5000 ducati; morto il principe nel 1689, tutto il comprensorio fu devoluto al fisco. Nel 1721 ritroviamo Campodimele nella sfera degli interessi della famiglia Di Sangro, discendente da Beregario, conte dei Marsi.
In seguito all'abolizione nel 1806 del sistema feudale, Campodimele fu inserita nel nuovo ordinamento comunale. Durante l’epoca borbonica Ferdinando II usava sostarvi per visitare i vicini santuari della Madonna della Civita (Itri), di Sant'Onofrio e di San Michele Arcangelo. Il re si occupò del miglioramento dei collegamenti stradali tra i comuni di Itri e Campodimele, Pico ed altri, e della costruzione di nuove chiese, venendo personalmente ad inaugurare i lavori.
Caduto il regno delle Due Sicilie e realizzata l’unità nazionale Campodimele, riconfermato comune autonomo, fece parte del mandamento di Fondi, del circondario di Gaeta e della provincia di Terra di Lavoro, con capoluogo Capua prima e Caserta dopo. Nel 1927 entrò a far parte della provincia di Roma sino ai 1934, anno in cui fu istituita l'attuale provincia di Latina.

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